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Foligno, passaporti falsi per gli Stati Uniti: condannati titolari di un'agenzia di viaggi

Maurizio Muccini
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Due anni e sei mesi di reclusione per il primo (G.M. le sue iniziali) e due anni e cinque mesi per il secondo (R.D.S.). Queste le condanne inflitte dal giudice per le udienze preliminare, Natalia Giubilei, a due titolari di una nota agenzia di viaggi di Foligno, situata nella prima periferia della città. Insieme a due albanesi (rispettivamente di 38 e 57 anni, per loro una pena di tre anni e quattro mesi), erano finiti al centro di un procedimento giudiziario in merito all’inchiesta su “un presunto giro di passaporti fasulli che avrebbe permesso l’ingresso di alcuni cittadini di nazionalità albanese negli Stati Uniti”.

Il verdetto con rito abbreviato è arrivato nella tarda mattinata di ieri 22 settembre, dopo che le difese dei due folignati (rispettivamente di 49 e 46 anni) hanno fatto di tutto per sgretolare le convinzioni dell’accusa (rappresentata dal pubblico ministero, Giuseppe Petrazzini, che aveva chiesto dai dieci ai dodici anni per tutti gli indagati) dopo che nella precedenza udienza era caduta l’ipotesi più grave, quella dell’associazione a delinquere. Con uno degli albanesi coinvolti (braccato dopo una lunga latitanza), considerato dall’accusa stessa il vero promotore dell’organizzazione finalizzata al “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Un quadro, quello delineato in fase d’indagine, che secondo gli avvocati Giovanni Picuti e Giovanni Maccabei (per conto di G.M.) avrebbe fatto emergere un ruolo per certi versi marginale dei due folignati. Che in larga parte è stato “preso in considerazione” da una sentenza comunque inattesa. Come si ricorderà la brutta vicenda era esplosa nel mese di febbraio del 2018, quando i titolari dell’agenzia di viaggi furono raggiunti dalla misura degli arresti domiciliari dopo un vero e proprio un blitz delle forze di polizia. Ma l’inchiesta era stata avviata due anni prima dalla squadra mobile di Perugia e dal commissariato della città della Quintana. Tornando alle carte su cui si è basato il procedimento, “i due albanesi in concorso con i due gestori dell’agenzia avrebbero procurato l’ingresso in America di alcuni connazionali privi della cittadinanza statunitense o di altro titolo di residenza permanente, operando prenotazioni di viaggio in regime di esenzione dal visto. Che invece è previsto per i cittadini italiani”. Il tutto, sempre secondo le tesi della Procura, “utilizzando passaporti contraffatti e alterati”. Il verdetto è stato accolto senza particolari sorprese dalle difese dei quattro imputati (rappresentate dagli avvocati Giovanni Picuti, Giovanni Maccabei, Elena Torresi, Silvia Egidi e Daniela Paccoi). “Una pena drasticamente ridotta rispetto ai 12 anni chiesti dal pm, che conferma ancora una volta tutte le nostre convinzioni - ha sottolineato il legale Giovanni Picuti - Tuttavia attendiamo le motivazioni della sentenza prima di decidere se presentare appello allo scopo di perseguire l’assoluzione con formula piena dei nostri assistiti”.

(Nella foto sopra il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini e gli avvocati Giovanni Picuti e Giovanni Maccabei)