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Terni, truffa del bancomat: invece di vendere idropulitrice ci rimette seimila euro

Giorgio Palenga
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Aveva messo in vendita una idropulitrice a duemila euro e quando ha trovato un compratore non gli è sembrato vero. Al punto di fidarsi ciecamente (e ingenuamente) della modalità di pagamento proposta, ovvero un accredito attraverso lo sportello automatico del bancomat che in realtà si è rivelato un modo per mettere a segno una truffa ai suoi danni. E invece di incassare i duemila euro pattuiti ne ha praticamente consegnati, inconsapevolmente, ben seimila al compratore-truffatore, prima che quest’ultimo scomparisse. E’ una delle truffe messe a segno negli ultimi mesi in provincia di Terni della quale ha ricevuto denuncia il compartimento dell’Umbria della polizia postale, che dai primi dello scorso mese di giugno ha un nuovo dirigente, il vice questore aggiunto Michela Sambuchi. “E’ uno dei raggiri ormai più comuni, ma purtroppo in qualche caso ancora efficace – spiega la dirigente – ovvero il presunto compratore convince chi vende che per avere l’accredito immediato dei soldi il pagamento può avvenire tramite lo sportello bancomat. Il truffatore fornisce dei codici ma in realtà dispone un pagamento a suo favore, e non viceversa. In questo caso la vittima della truffa ha compiuto per tre volte l’operazione, finendo col perdere complessivamente seimila euro”. Truffe con le stesse modalità sono state messe a segno anche per l’affitto di ipotetiche case vacanze, o per la vendita di mezzi agricoli o apparecchiature di altro genere. Ma se si resta vittime di reati di questo tipo c’è solo una cosa da fare: denunciare. “Senza dubbio – prosegue la comandante – perché si può rintracciare l’autore della truffa e magari anche recuperare i soldi. Se poi, come spesso capita, si tratta di truffe seriali, cioè compiute a danno di più persone, avere una casistica più alta possibile può certamente aiutare le indagini”. Durante il lockdown quelli informatici sono stati tra i pochi reati che non hanno conosciuto crisi. “Sono aumentati gli acquisti online – prosegue la dirigente – e si sono avvicinate al web anche persone con pochissima esperienza specifica, quindi più facilmente raggirabili. Hanno preso piede anche truffe legate a finti messaggi di istituti di credito, o delle Poste, con richieste di inserire i propri dati personali. Ecco, questo non va mai fatto: nessuna banca o ente pubblico chiede di inserire dati sensibili attraverso una mail o un sms”. E’ importante comunque che passi un messaggio: il web non è un porto franco, in cui tutto è possibile. “Chi delinque attraverso la rete – conclude Sambuchi – cerca di perfezionarsi sempre più, ma noi gli stiamo dietro. E anche i risultati si vedono, perché sempre più spesso riusciamo ad assicurare alla giustizia chi compie questi reati, spesso a danno di persone più deboli e fragili”. Il che li rende ancora più odiosi.