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Agricoltura, Coldiretti porta in Umbria 110 lavoratori marocchini con un volo charter

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La manodopera per i lavori nei campi umbri arriva dal Marocco. Con un volo charter atteso per giovedì 2 luglio alle 17 al San Francesco. Sono 110 i lavoratori che, per la riapertura delle frontiere, arrivano da Casablanca in Umbria per lavorare. Si tratta di stagionali già esperti, perché hanno lavorato in passato nelle aziende umbre e del centro-nord Italia. Le ditte italiane hanno fatto in modo di farli rientrare per farli lavorare, anche a fronte dell’indisponibilità di lavoratori autoctoni. “Si tratta di operai agricoli qualificati”, spiega Coldiretti, “che ormai da anni sono impiegati sul territorio, tanto da essere diventati indispensabili per l’attività di molte aziende umbre dove lavoreranno soprattutto nel comparto del tabacco e ortofrutticolo”. L’iniziativa organizzata dalla Coldiretti Umbria, che oltre ad andare incontro alle esigenze degli imprenditori locali, sarà utile anche ad altre aziende agricole del centro-nord Italia. Per l’occasione verrà diffuso l’esclusivo report di Coldiretti su “Il lavoro e le frontiere nell’era del coronavirus” sull’impatto che la pandemia e la riapertura delle frontiere Ue hanno sull’occupazione, sull’economia e sulle produzioni agroalimentari Made in Italy. In agricoltura in Umbria trovano occupazione regolarmente 5.853 stranieri sugli oltre 346mila provenienti da ben 155 Paesi diversi che con 30.612.122 di giornate rappresentano ben il 26,2% del totale del lavoro necessario nelle campagne italiane. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti che ha collaborato al nuovo Dossier statistico Immigrazione 2018 Idos. La nazionalità di gran lunga più rappresentata in Italia, sottolinea Coldiretti, è quella rumena, seguono i marocchini e indiani. “I lavoratori stranieri” conclude Coldiretti “contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabile per garantire i primati del Made in Italy alimentare nel mondo su un territorio dove va assicurata la legalità per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il proprio lavoro e gettano un’ombra su un settore che ha scelto con decisione la strada dell’attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale”.