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Reddito di cittadinanza, Conte parla di campagna stampa sui furbetti, ma intanto le truffe si moltiplicano

Giuseppe Silvestri
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Adesso anche Antonio Conte, leader del Movimento 5 Stelle, inizia a ipotizzare i complotti. Lo ammette lui stesso nel suo intervento durante il XVIII congresso nazionale dell'Arci che si è aperto all'auditorium Antonianum di Roma. L'ex premier ha detto che "l'attacco al reddito di cittadinanza viene condotto dopo un campagna di stampa ben orchestrata. Un attacco preceduto da centinaia di servizi di stampa atti a rincorrere il furbetto del reddito di cittadinanza, dove è noto che qualsiasi agevolazione registra sempre una percentuale di truffe e di comportamenti fraudolenti. Ma qui, dove sono meno dell'1%, si è costruita la narrativa dei truffatori. E quando questa non ha funzionato si è ricorsi alla retorica dei divanisti, dei tossici che prendono metadone di stato". Ad ascoltarlo sembra quasi che gli organi di informazione si siano messi tutti alla caccia di chi ha truffato ottenendo il Reddito di cittadinanza senza averne il diritto. Peccato che a comunicare le truffe sul Reddito di cittadinanza (tante o poche che siano), sono sempre le forze dell'ordine attraverso comunicati o conferenze stampa. Così come del resto avviene per altre truffe, da quella più banale a quella che sposta milioni di euro. Ma Giuseppe Conte non si limita a puntare il dito contro "una campagna di stampa ben orchestrata", ma annuncia che da domani da Napoli partirà una serie di incontri nelle città da nord a sud per conoscere le storie di chi non arriva a fine mese. Perché secondo il leader del Movimento 5 Stelle "con questa manovra di bilancio il Governo Meloni vuole togliere tutto a oltre 600mila cittadini nel 2023. Non sono numeri su una calcolatrice, sono persone e famiglie. Lo Stato non può voltare le spalle".

Mentre conte denuncia i complotti, le forze dell'ordine continuano - ovviamente e per fortuna - a rendere noti i risultati dei controlli. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno denunciato a piede libero 23 soggetti – tre dei quali stranieri – gravemente indiziati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Si tratta - spiega l'Arma - di persone che hanno dichiarato di essere in possesso dei requisiti per accedere al beneficio economico. Le istanze prese in esame sono risultate, alcune falsamente certificate, altre mancanti delle comunicazioni previste dalla legge in caso di sopraggiunte caratteristiche che prevedono la decadenza del reddito di cittadinanza anche a coloro che possedevano, inizialmente, i requisiti necessari. Nel caso specifico, le posizioni prese in esame dai Carabinieri sono state, perlopiù, quelle degli indagati coinvolti nell’operazione Tritone – a seguito della quale 65 persone finirono agli arresti, alcune delle quali gravemente indiziate di far parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso per aver costituito una locale 'ndrangheta con base tra Anzio e Nettuno, riuscendo a infiltrarsi anche nelle pubbliche amministrazioni e gestendo operazioni di narcotraffico internazionale – e altre recenti operazioni. Dai calcoli effettuati dai Carabinieri, le 23 persone avrebbero percepito 229.513 euro. I deferimenti sono stati trasmessi alle Procure della Repubblica di Napoli, Velletri, Tivoli, Palmi e Latina.

Tre persone, inoltre, sono state denunciate nell'ambito di un'indagine della Guardia di Finanza mirata al contrasto dell’indebita percezione del Reddito di cittadinanza. I tre, residenti in provincia di Latina, percepivano il reddito pur essendo appartenenti al medesimo nucleo familiare, in contrasto con la misura di legge. L'indagine è nata dagli approfondimenti investigativi sulle condizioni patrimoniali e di vita dei soggetti, residenti nei comuni del Sud-pontino, gravati da precedenti di polizia e/o penali specificamente comprovanti la contiguità dei medesimi a contesti di criminalità organizzata di stampo mafioso. I finanzieri hanno quindi provveduto all'immediata comunicazione all'Inps per la sospensione e il recupero dell'indebito percepito, ammontante nel complesso a circa euro 70mila.