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Salario minimo, stop in aula da parte di Governo e Centrodestra. Respinte le mozioni dell'opposizione

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La maggioranza di centrodestra dice no all’introduzione di un salario minimo. Boccia le mozioni presentate in aula alla Camera dalle opposizioni, mentre queste ultime tentano di ricompattarsi pur votando proposte separate e mantenendo distanze su alcuni punti. La discussione andata in scena oggi a Montecitorio si apre con l’annuncio del governo, affidato al sottosegretario del Lavoro e delle Politiche sociali, il leghista Claudio Durigon: parere contrario alle mozioni di opposizione a prima firma di Andrea Orlando (Pd), Giuseppe Conte (M5S), Matteo Richetti (Azione-Iv) e Marco Grimaldi (Avs), fatta eccezione per alcuni punti riformulati come impegno dell’esecutivo "ad adottare ogni iniziativa utile affinché" la Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio Ue sulle retribuzioni minime "sia recepita non oltre il termine fissato dalla direttiva indicata". Questa l’unica concessione che viene fatta (e che infatti non viene accolta dai proponenti dei partiti di minoranza). Il parere positivo del governo va invece al testo unitario del centrodestra a prima firma della deputata di Forza Italia Chiara Tenerini. L’esito è scontato: le mozioni di minoranza vengono tutte respinte.

 

 

Viene invece approvata dall’aula quella di maggioranza che di fatto stoppa l’introduzione del salario minimo obbligatorio per legge. Il testo infatti impegna il Governo "a raggiungere l’obiettivo della tutela dei diritti dei lavoratori non con l’introduzione del salario minimo", ma attraverso una serie di iniziative, come quella di "estendere l’efficacia dei contratti collettivi nazionali comparativamente più rappresentativi" o di "mettere in atto una serie di misure di competenza volte al contrasto dei cosiddetti contratti pirata"; oppure ancora di "favorire l’apertura di un tavolo di confronto" con le parti sociali sul "tema cruciale delle politiche finalizzate alla riduzione del costo del lavoro e all’abbattimento del cuneo fiscale". Per il leader del M5S Giuseppe Conte, che del salario minimo ha fatto uno dei temi principali della campagna elettorale, la maggioranza di Governo "gira le spalle a chi ha stipendi da fame" mentre "il Governo Meloni abbandona i lavoratori in difficoltà".

 


Ma per la prima volta sembra che ci sia un fronte comune anche con le altre forze di opposizione, ad esclusione di Azione-Italia viva. "Noi non ci mettiamo a piantare le bandierine, votiamo tutte le mozioni che sostengono il salario minimo, perché il fronte deve essere il più ampio possibile e perché è una battaglia cruciale per il futuro del nostro Paese e per il lavoro", annuncia in aula l’ex ministro del Lavoro, il dem Andrea Orlando. E in effetti Pd, M5S e Alleanza verdi sinistra non votano solo le loro mozioni ma anche quelle degli altri, provando così ad affermare una posizione unitaria. Restano però alcune distanze sulla quantificazione della soglia di retribuzione. Il Movimento infatti - come viene segnalato da fonti parlamentari cinque stelle - non vota tutta la mozione del Pd: fa eccezione la parte in cui si fissa a 9,50 euro l’ora la soglia minima del "complessivo trattamento economico" corrisposto ai lavoratori. "Con quella dicitura - spiegano le stesse fonti a LaPresse - si finisce per comprendere non solo gli oneri contributivi e previdenziali, come nella proposta nostra e di Avs, ma anche altre voci come il rateo della tredicesima e il contributo maternità. La retribuzione minima effettiva proposta dal Pd sarebbe quindi molto inferiore ai 9 euro l’ora che per noi deve rappresentare il salario minimo al lordo dei soli oneri contributivi e previdenziali".