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Ucraina, ritirato emendamento che prorogava aiuti e armi a Kiev: ci sarà decreto ad hoc

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Niente invio delle armi in Ucraina. L'emendamento (che riguardava Nato e Servizio sanitario in Calabria) tanto contestato, e spuntato ieri in Senato, alla fine non farà parte del decreto in arrivo nell’aula di Palazzo Madama, e dovrebbe invece essere inserito in un decreto ad hoc, dopo le proteste delle opposizioni. Proteste che erano proseguite, dopo ieri, anche questa mattina nella seduta della Camera, destinata all’esame delle mozioni sul conflitto russo-ucraino, e trasformatasi anche nell'occasione per la resa dei conti dopo il caso di ieri. Così il capogruppo Pd in Commissione Difesa Stefano Graziano, secondo il quale "il nuovo governo deve affrontare il tema del conflitto in Ucraina con chiarezza, senza ambiguità e senza scorciatoie". Il Partito Democratico ha sostenuto da subito la scelta di sostenere l’Ucraina nel difendersi dall’aggressione russa e continuerà a farlo anche per il 2023 "ma è irrinunciabile l’esigenza che il Parlamento si confronti su un provvedimento specifico e che una decisione così importante non venga presa con un emendamento frettoloso ed estemporaneo".

 

 

Anche perché la posizione del Partito democratico, anche nella mozione illustrata stamattina da Nicola Carè, ha una veduta ben più ampia e chiede al governo "di adoperarsi in ogni sede internazionale per l’immediato cessate il fuoco e il ritiro di tutte le forze militari russe, di continuare a garantire pieno sostegno al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie". Per Simona Malpezzi, capogruppo Pd, "bene che il governo abbia chiesto ai relatori di ritirare l’emendamento rispetto alla proroga dell’invio di sostegni all’Ucraina. Noi avevamo chiesto che ci fosse un provvedimento ad hoc e ci sembra che il governo abbia compreso e chiesto ai relatori il ritiro in questi minuti". Tra le mozioni presentate, la più dura sul punto era quella di Alleanza Verdi Sinistra, che chiede all’opposto di interrompere la fornitura di equipaggiamento militare, concentrando tali risorse sull’assistenza umanitaria e la ricostruzione. "Al governo chiediamo ciò che abbiamo chiesto fin dall’inizio del conflitto, ben nove mesi fa - commenta Elisabetta Piccolotti - ovvero di intraprendere una strada che punti sulla diplomazia e la costituzione di una conferenza internazionale di pace per ottenere una tregua, il cessate il fuoco e la tutela della popolazione civile che sta patendo sofferenze incredibili".