Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Decreto anti-rave, l'idea di abbassare la pena per evitare le intercettazioni e definire meglio il reato

  • a
  • a
  • a

Il decreto anti-rave ad appena 48 ore dall'approvazione in Consiglio dei ministri sarà già modificato. Due gli aspetti critici come spiega il Corriere della Sera: l'eccessiva genericità della norma per definire "l’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati" e la possibilità di intercettare alla ricerca di ipotetici responsabili del nuovo reato.

 

 

Le modifiche spetteranno al Parlamento chiamato a convertire il decreto in legge entro la fine dell’anno, e serviranno anche a scongiurare eventuali imbarazzi o diversità di vedute con il Viminale al ministero della Giustizia, dove ieri si sono insediati il viceministro e due sottosegretari che affiancheranno il Guardasigilli Carlo Nordio. Il quale si rimette alla "intenzioni sovrane" delle Camere ma non è difficile avvertire qualche scricchiolio tra il garantismo sempre rivendicato da Nordio (sia pure coniugato con la certezza della pena e la garanzia della pubblica sicurezza) e la prima misura varata dal governo di cui fa parte. Il giorno del giuramento il Guardasigilli disse di voler procedere a "una forte depenalizzazione e quindi una riduzione dei reati", ma al suo esordio l’esecutivo ha introdotto un nuovo reato; inoltre ha sempre sostenuto come "le intercettazioni, secondo me, andrebbero limitate; alcune sono indispensabili e altre dannose perché limitano la libertà dei cittadini", ma per come è scritta la norma anti-rave espande gli ascolti delle conversazioni anche a questa fattispecie.

 

 

Proprio la possibilità di intercettare chi organizza i raduni potenzialmente illegali è uno dei problemi segnalati nel neo-viceministro di Forza Italia Francesco Paolo Sisto. Ha ribadito che la premier Giorgia Meloni e il suo vice (nonché ministro degli Esteri) Antonio Tajani hanno specificato che "non devono essere possibili" in questo tipo di indagini, cioè il contrario di quanto previsto dal decreto che fissa a sei anni di carcere il tetto massimo della pena prevista; sopra i cinque, infatti, i pubblici ministeri hanno diritto a chiedere e ottenere le registrazioni dei colloqui. Sisto ha già individuato la soluzione: "L’unico sistema è portare la pena a un livello che inibisca l’uso delle intercettazioni", quindi sotto i cinque anni. Ma secondo il viceministro bisogna pure "tipizzare la fattispecie" dei rave-party da punire, "per evitare che quella appena approvata da norma di garanzia si trasformi in norma di polizia; non si può “ravizzare” ogni tipo di raduno o manifestazione". E allora, "siccome l’intenzione è di colpire situazioni in cui il largo uso di sostanze stupefacenti crea pericoli concreti per l’ordine e la salute pubblica", proprio il consumo di droghe correlato agli eventi consentirebbe di definire meglio il reato.