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Discorso alla Camera, “Non disturbare chi vuole fare” è il motto del governo Meloni

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Pietro De Leo
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C’è un passaggio del discorso pronunciato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla Camera che rende il senso di un nuovo rapporto tra Stato ed economia reale: “non disturbare chi vuole fare”. Quest’espressione ricorda molto una celebre citazione di Ronald Reagan, che suonava più o meno così: “le parole peggiori del mondo che un cittadino possa sentirsi dire sono: ‘sono dello Stato e sono qui per aiutarti’”. Un concetto che risulta assai noto, purtroppo, all’imprenditore italiano.

 

 

Secondo uno studio della Cgia, in Italia gravano sulla società 160 mila norme, di cui 71 mila di livello centrale, il resto regionali. In Francia sono 7mila, in Germania 5500, nel Regno Unito 3000. Un abisso, dunque, rispetto agli altri Paese, che si riflette sull’agibilità economica. Anche qui, qualche numero, elaborato dalla CNA può venirci in aiuto: chiunque voglia aprire un salone da parrucchiere deve passare la forca caudina di 65 autorizzazioni, che salgono a 71 per un bar e addirittura a 86 per un’officina di autoriparatore. Tutto questo interviene, eccome, sui budget.

 

 

L’aggancio tasse-burocrazia, sempre secondo uno studio della Cgia, grava sui bilanci statali per 138 miliardi di euro, pari a quasi 5 manovre economiche. Sono cifre, queste, che definiscono un gigantismo normativo che blocca l’economia e scoraggia gli investimenti. Per questo motivo, un “nuovo patto economico” tra Stato e impresa non è solo necessario, ma è la condizione irrinunciabile per risollevare l’economia ed avviare una fase di nuova. Pensare a tutto questo in una fase di recessione, come quella che purtroppo ci troviamo innanzi, è uno slancio di vero cambiamento