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Giorgia Meloni, il discorso atteso una vita. Il riconoscimento alle grandi donne italiane

Christian Campigli
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Un discorso di chi aspetta questo momento da tutta la vita. Di chi, da sempre, si è sentita discriminata e messa in un angolo. E ora, finalmente, ha la concreta possibilità di dimostrare il proprio valore. Il discorso di Giorgia Meloni è tanto appassionato quanto onesto, trasparente, vero. E riesce a toccare tutti i punti nevralgici di quella che dovrà essere la futura azione di governo. Il leader di Fdi non esita a parlare di un punto chiave: la diffidenza verso chi, per anni, è stato considerato troppo vicino al fascismo. “Sono la prima donna incaricata come Presidente del Consiglio dei ministri nella storia d'Italia, provengo da un'area culturale che è stata spesso confinata ai margini della Repubblica, e non sono certo arrivata fin qui fra le braccia di un contesto familiare e di amicizie influenti. Rappresento ciò che gli inglesi chiamerebbero l'underdog. Lo sfavorito, per semplificare, che per affermarsi deve stravolgere tutti i pronostici”. Il leader di Fratelli d'Italia ringrazia Matterella e Draghi, cita Papa Giovanni Paolo II e si rivolge in modo diretto al mondo della finanza internazionale.

“Mi sento di dire che se questo governo riuscirà a fare ciò che ha in mente, scommettere sull'Italia potrebbe essere non solo un investimento sicuro, ma forse perfino un affare”. Impossibile poi non toccare il tema del Pnrr (“spenderemo al meglio i 68,9 miliardi a fondo perduto e i 122,6 miliardi concessi a prestito all'Italia dal Next Generation Ee. Senza ritardi e senza sprechi”) e quello del rapporto con l'Unione Europea (“l'Italia farà sentire forte la sua voce, non per frenare o sabotare l'integrazione europea, come ho sentito dire in queste settimane, ma per contribuire ad indirizzarla verso una maggiore efficacia nella risposta alle crisi e alle minacce esterne e verso un approccio più vicino ai cittadini e alle imprese”). Doveroso il richiamo “alla lotta contro il cancro mafioso” e alla necessità di riforme costituzionali, prima tra tutte quella in senso semipresidenzialista (“vogliamo confrontarci con tutte le forze politiche presenti in Parlamento, per giungere alla riforma migliore e più condivisa possibile. Ma sia chiaro che non rinunceremo a riformare l'Italia di fronte ad opposizioni pregiudiziali”).

Infine, Giorgia Meloni parla anche “delle donne che hanno osato”. E cita “Cristina Trivulzio di Belgioioso, elegante organizzatrice di salotti e barricate, Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l'Italia. Alfonsina Strada, che pedalò forte contro il vento del pregiudizio. Maria Montessori o Grazia Deledda che con il loro esempio spalancarono i cancelli dell'istruzione alle bambine di tutto il Paese. Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini, Oriana Fallaci, Ilaria Alpi, Mariagrazia Cutuli, Fabiola Giannotti, Marta Cartabia, Elisabetta Casellati, Samantha Cristoforetti e Chiara Corbella Petrillo”. Il Presidente del Consiglio non dimentica l'importanza dell'istruzione “serve colmare il grande divario esistente tra formazione e competenze richieste dal mercato del  lavoro” e del discusso reddito di cittadinanza che “ha rappresentato una sconfitta per chi era in grado di fare la sua parte per l'Italia, oltre che per se stesso e per la sua famiglia”. Un discorso di alto profilo, di un leader che ha voglia di stravolgere i pronostici e restare in sella all'esecutivo cinque anni. Almeno.