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Scuola e politica, è arrivata l'ora di potenziare l'educazione civica

Pietro De Leo
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Un po’ sarà l’aria d’autunno, e quella prassi di inizio anno scolastico che, da tradizione, vede la caccia grossa ad ogni scusa buona pur di saltare qualche giorno di lezione. Un altro po’ sarà, di sicuro, anche il tamburellare del pregiudizio e dell’allarmismo da parte di influencer e pop star che sono, di fatto, beniamini dei teen ager. Ma alla vittoria del centrodestra nella contesa parlamentare - con Fratelli d’Italia risultato primo partito della coalizione - sono seguite quasi in una reazione spontanea alcune iniziative di mobilitazione studentesca. In particolare, l’occupazione del Liceo Manzoni di Milano e un’assemblea del Virgilio di Roma tenuta illegittimamente per strada. Entrambe le circostanze, a quanto si legge, hanno avuto come filo conduttore la preoccupazione verso il rischio-deriva scaturita dall’esito elettorale, l’ipotesi del neofascismo e via proseguendo con il solito copione scopiazzato qui e là dai profeti del politicamente corretto, ovviamente senza fondamento alcuno.

Episodi sparuti, certo, tuttavia significativi di una contraddizione che fonda questo genere di “pseudo impegno”. Che gli studenti delle scuole si interessino delle evoluzioni politiche che coinvolgono il proprio Paese è sacrosanto e salutare. A patto che ciò avvenga in maniera consapevole, e, soprattutto, con il rispetto delle regole. Il modo in cui, al contrario, sono state promosse queste iniziative testimoniano come ci sia una necessità, viva ed impellente, di potenziare l’educazione civica a scuola. Impartire la materia sul serio, e non per mera testimonianza.

Giusto e doveroso (è il caso del Virgilio), che si dedichi un’assemblea di Istituto per analizzare la vittoria elettorale. Ma non va bene farla in mezzo a una strada. Così come è in contraddizione occupare una scuola per denunciare (in maniera peraltro assai grottesca) fantasiosi pericoli alla democrazia di questo Paese. La contraddizione risiede nel fatto che se si pone in essere un’iniziativa per proteggere i diritti, questa non può avere come conseguenza pratica la violazione di un diritto importantissimo come quello allo studio. Chi occupa bloccando l’attività didattica, impedisce ad un altro studente, che magari non è d’accordo con l’iniziativa, di accedere al servizio educativo. Per questo motivo “interessarsi” non deve mai voler dire sopraffare.