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Bossi: "Contento di non essere eletto. Da popolo del Nord messaggio chiaro e inequivocabile"

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Dopo 35 anni, Umberto Bossi esce dal Parlamento. Il fondatore della Lega, per la prima volta dal 1987, non è stato eletto dopo che era stato candidato capolista a Varese. Una debacle, quella del Nord, che ha creato alcuni malumori all'interno del Carroccio. Ma Bossi, dal canto suo, all'AdnKronos si dice "contento, poiché avevo deciso di non candidarmi. Mi hanno pregato e solo per il rispetto verso la militanza ho accettato". Ma il messaggio più importante che lancia Bossi è un altro: "Il popolo del Nord esprime un messaggio chiaro e inequivocabile che non può non essere ascoltato".

 

 

Una frase che segue quella lanciata in mattinata da Roberto Maroni, ex segretario della Lega. In un intervento pubblicato sul Foglio, nella rubrica Barbari foglianti, Maroni non ha usato giri di parole: "Ora si parla di un congresso straordinario della Lega. Ci vuole. Io saprei chi eleggere come nuovo segretario. Ma per adesso non faccio nomi. Stay tuned". Un messaggio chiaro: a suo avviso nel partito è arrivato il momento di cambiare il leader, considerato il risultato elettorale. Maroni scrive poi del successo del centrodestra: "La vittoria è netta. Svanisce quella che per il centrodestra era l'unica paura e per il centrosinistra l'unica speranza: non ci saranno incertezze in Parlamento. Meloni potrà contare su una maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato".

 

 

Il primo nome che viene in mente, dopo le parole di Maroni, naturalmente è quel Luca Zaia che proprio ieri aveva parlato di un "risultato deludente" e della necessità di "un’analisi seria sulle cause". Ma in molti fanno anche il nome del Presidente del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, uomo di maggiore esperienza nei palazzi romani. "La dignità imporrebbe dimissioni immediate. L’unica via da percorrere per uscire da questo disastro e ricostruire il nostro movimento e la credibilità è andare subito a congresso: serve subito il congresso della gloriosa Lega Lombarda" ha detto ieri il deputato Paolo Grimoldi. E sempre Matteo Bianchi da Varese, in un durissimo post su Facebook ha dichiarato: "Le avvisaglie c’erano tutte: destrutturazione del partito sui territori, abbandono frettoloso dei temi sui quali la Lega è nata e cresciuta per andare in cerca di un facile consenso a latitudini in cui l’alta volatilità del voto è da sempre cosa nota. Non si può pensare - ha aggiunto - di ricondurre le responsabilità del disastro a Draghi e un partito non può reggersi sulla fede, sui commissariamenti e sulla criminalizzazione del dissenso. Noi siamo nati per far crescere i nostri territori: per questo invito i militanti a chiedere la convocazione immediata dei congressi tramite i propri segretari/commissari di sezione". Intanto, Matteo Salvini prova a correre ai ripari, di fronte all’umiliazione dell’esclusione di Bossi dal Parlamento, e propone: "Bossi senatore a vita? Sarebbe il giusto riconoscimento dopo trentacinque anni al servizio della Lega e del Paese. Porterò avanti personalmente, sicuramente con l’appoggio non solo della Lega ma di tantissimi italiani, questa proposta".