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Elezioni, affluenza più bassa della storia della Repubblica. Ecco perché i giovani non vanno a votare

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Le elezioni di domenica 25 settembre, oltre ad aver visto il trionfo del centrodestra e di Giorgia Meloni, vedono segnare un altro primato: perché se da un lato è vero che la leader di Fratelli d'Italia sarà - con ogni probabilità - la prima presidente del Consiglio donna della storia della Repubblica italiana, è anche vero che il numero degli italiani che si sono recati alle urne nella giornata di ieri è, allo stesso tempo, il più basso di sempre. L'affluenza definitiva, infatti, vede un calo di circa nove punti percentuale sul dato del 2018: allora andarono a votare 72,94% degli aventi diritto, quest'anno sono andati ai seggi il 63,91%. Un dato mai stato così basso. In particolare, per queste elezioni politiche il numero degli elettori è identico per Camera e Senato, perché anche il corpo elettorale è lo stesso. A seguito della legge del 2021 che ha modificato l’articolo 58 della Costituzione, infatti, per la prima volta anche i diciottenni hanno potuto votare per eleggere i senatori. In precedenza, invece, soltanto i cittadini che avevano compiuto il venticinquesimo anno di età potevano votare per il Senato.

 

 

Prima ancora del 2018, nel 2013 aveva votato oltre il 75% degli aventi diritto mentre nel 2008 l’affluenza aveva superato l’80%. Per trovare una partecipazione sopra il 90% bisogna tornare ai dati del 1979 mentre il picco massimo dell’affluenza nella storia repubblicana italiana è stato raggiunto negli anni Cinquanta. Per le elezioni politiche del 25 settembre 2022 la maggiore astensione si registra al Sud. La regione dove è più bassa la partecipazione al voto è, infatti, la Calabria, dove si è recato alle urne il 50,80% degli aventi diritto (nel 2018 nella stessa regione ha partecipato al voto oltre 63% degli elettori). Seguono, tra le regioni con più bassa affluenza, la Sardegna con il 53,17% e la Campania con il 53,27%. L’Emilia-Romagna, invece, con il 71,97% è la regione con la più alta partecipazione al voto (comunque in calo rispetto al 2018 quando aveva votato oltre il 78% degli aventi diritto). Seguono, tra le più virtuose, il Veneto con il 70,17% e la Lombardia con il 70,09%, regione con il corpo elettorale più numeroso. La Toscana registra il 69,75%, l’Umbria si attesta al 68,83%, Marche 68,39%, Piemonte 66,35%, Friuli Venezia Giulia 66,21%, Trentino Alto Adige 66,04%, Lazio 64,34%, Liguria 64,19%, Abruzzo 63,99%, Valle d’Aosta 60,59%, Basilicata 58,77%, Sicilia 57,35% (sull’Isola si votava anche per le elezioni Regionali), Puglia 56,56% e Molise 56,54%.

 

 

E a mancare è stato soprattutto il voto dei più giovani. "Il forte astensionismo rilevato dai sondaggi come superiore al 50%, contro una media generale del 36%, credo sia stato confermato. Sono disinteressati alla competizione politica perché non trovano offerte dedicate a loro. Anche gli interventi dei leader su TikTok seppur divertenti, hanno lasciato il tempo che trovano", ha detto Renato Mannheimer all'AdnKronos. In attesa dei dati definitivi, il sondaggista afferma: "Durante la prima Repubblica c’era una maggiore attenzione alla politica da parte dei giovani. Da almeno 10 anni invece si astengono, tra l’altro nel 2018 in modo molto rilevante. Oramai è una tendenza generale di lungo periodo, ma nei giovani questo è un fenomeno molto preoccupante".