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Elezioni, c'è il partito che ha già vinto. A urne ancora aperte si sa già chi sfiorerà il 30%

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C'è un partito che ha già vinto, nonostante le elezioni siano ancora in corso. E' quello degli astensionisti. Secondo Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos, la "sensazione è che il partito dell'astensione sia cresciuto. Ma bisogna attendere i dati ufficiali". Di certo per il momento non sembra essere in calo, visto che nella rilevazione delle ore 12, l'affluenza era del 19.21%, leggermente più bassa rispetto al 2018. Due milioni di italiani hanno difficoltà a recarsi a votare per problemi motori o di altro genere. A questi si aggiungono i "fuori sede". Ci sono poi quelli che scelgono di disertare le urne per protesta o per punire un partito deludente. E sono tantissimi.


Nel 2018 l'affluenza fu del 72,93% (Camera dei Deputati), quindi il partito dell'astensionismo ottenne il 27.07%, aumentando del 2.31% rispetto alle precedenti elezioni, risultando secondo soltanto al Movimento 5 Stelle. Stavolta il partito degli astensionisti con grande probabilità sarà il primo, forse incrementando ulteriormente il risultato. La percentuale cresce ancora se si aggiungono gli elettori che annullano la scheda oppure la lasciano bianca, evidentemente delusi da tutti i partiti. Quasi certamente si arriverà a superare il 30%. Significa che tra gli aventi diritto al voto, tre su dieci puniscono l'intera classe politica italiana. 

Fino a poche ore prima del voto si sono moltiplicati gli appelli a recarsi alle urne, appelli promossi da quasi tutti i partiti. Ma è ormai dato per scontato che molti cittadini rinunceranno sia per i problemi sopra elencati che per la voglia di non partecipare alle elezioni. Dato sul quale le componenti politiche del Belpaese dovrebbero riflettere. Invece accadrà come al solito. Della disaffezione alla politica se ne parlerà soltanto qualche giorno nei vari commenti (soprattutto quelli degli esponenti dei partiti in calo), poi qualsiasi ragionamento sull'argomento astensione diventerà secondario, lasciando spazio alle lotte per le poltrone e per le nomine.