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Elezioni, Salvini: "Chi sceglie Lega sceglie di cancellare il canone Rai"

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Matteo Salvini torna a puntare sull'eliminazione del canone Rai. Lo fa, nell'ultimo giorno di campagna elettorale, durante la maratona sui social, tenendo in mano un foglio con sopra scritto Canone Rai, poi strappato in più pezzi. “La Rai può stare in piedi anche senza canone. Per cancellarlo basta una norma di legge. E chi sceglie la Lega sceglie di cancellarlo. La televisione pubblica campa tagliando sprechi e incassando più soldi dalla pubblicità e non chiedendo 90 euro a ogni cittadino italiano anche se non guarda la tv. La Rai può andare avanti anche senza pesare sulla pelle dei cittadini. Chi vuole continuare a pagare il canone può votare Pd o M5s”.

 

 

Il segretario della Lega era intervenuto sul tema anche nella giornata di ieri, quando il centrodestra aveva chiuso la campagna elettorale dal palco di piazza del Popolo a Roma. “Via il canone Rai dalla bolletta e dalle tasse dei cittadini italiani, e se Fazio vuole fare i comizi, se li paga di tasca sua”. Su Facebook, invece, l'ex ministro dell'Interno aveva scritto_ "A Letta e al Pd lascio attacchi e insulti, io faccio sempre e solo gli interessi degli italiani: chi sceglie la Lega sceglie (anche) lo stop al canone Rai. I comizi di sinistra sulla tv pubblica non devono essere pagati dai contribuenti. Firma anche tu per sostenere l’abolizione del canone, facciamo sentire la nostra voce".

 

 

La proposta di Salvini era partita dal palco di Pontida, al raduno Lega del 18 settembre. E poche ore dopo quelle dichiarazioni l'esecutivo Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, aveva risposto alle affermazioni del segretario del Carroccio. "Senza canone Rai ogni famiglia risparmierebbe 24 centesimi al giorno. La Lega di Salvini che vorrebbe abolirlo e non solo toglierlo dalla bolletta chiarisca agli italiani anche cosa perderebbero in termini di servizio pubblico senza quattordici canali televisivi, tredici radiofonici, i tg e gr nazionali e regionali, i siti di informazione, le piattaforme digitali, un centro ricerche per le telecomunicazioni e un'orchestra sinfonica nazionale". "Un servizio pubblico non vive di pubblicità, come fanno invece le tv commerciali. Semmai - prosegue la nota - sono gli spot che andrebbero aboliti a fronte di risorse certe e adeguate. Se poi la Rai viene ritenuta, a stagioni alterne, di destra o di sinistra, siano i partiti a liberarla riformando subito la legge di nomina dei vertici dell'azienda che oggi mette in mano alla maggioranza e al governo di turno la redini della Rai; invece di usarla solo per fare propaganda elettorale".