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Elezioni, a prescindere dal risultato la missione non cambia: è la ricostruzione della politica

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Pietro De Leo
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Comunque vada, la missione non cambia. Sì perché a prescindere da un risultato che, nella notte tra domenica e lunedì, presumibilmente premierà il centrodestra, c’è un onere a cui ogni attore pubblico, dalla politica al giornalismo al mondo della cultura, deve sentirsi chiamato a concorrere: la ricostruzione della politica. Il ribaltamento della storia vede, soprattutto in queste ore, il riaffaccio degli incubi vissuti nel ‘900. Il pericolo nucleare, peraltro nel cuore dell’Europa, un’impennata del costo dell’energia che costringe a scelte dolorose in campo materiale, a risparmi, tagli e rinunce. E la conseguenza su quel valore che, almeno dagli anni ’90 in poi, avevamo dato per scontato: la libertà.

 

 

Questa nuova epoca, dolorosa, non può essere affrontata con la superficialità di una prassi politica oramai ridotta al monopolio della suggestione, della scaramuccia da social, dello slogan. Ma serve ricreare la centralità delle appartenenze, e ripartire dall’humus che per tanti anni ha permesso la maturazione e il rafforzamento delle democrazie: il pensiero. E un nuovo concetto di leadership, che deve ricondursi al significato più autentico della parola, ossia “guidare” e non “seguire”. La campagna elettorale ha mostrato tutti i limiti del quadro. Una sinistra al punto più estremo del suo disorientamento trentennale. Un centro nato come approdo di emergenza di varie scissioni, ad opera di leader spesso in rapporto conflittuale tra loro. Un centrodestra unito dalla vocazione di fondo, con la costante di coesione nel governo del territorio, ma spesso separato dai toni usati in questa campagna elettorale, da certi scatti in avanti ed eterogeneità delle ricette.

 

 

Se, come pare, il centrodestra avrà l’onere di governare, spetterà a quell’area intestarsi questa missione, strettamente collegata alla garanzia di coesione sociale nel nostro Paese, così come al futuro delle nuove generazioni.