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Elezioni, il centrodestra vola verso il 60% dei seggi. Ora in gioco c'è la credibilità della coalizione

Pietro De Leo
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Uno studio dell’istituto Cattaneo attribuisce al centrodestra il 60% dei seggi, certificando come, a poche settimane del voto, questa tornata elettorale sia, di fatto, una storia già scritta. Però, al di là dei numeri, esiste un fattore non scritto fondamentale tanto quanto il calcolo aritmetico. Ed è quello che ruota attorno alla credibilità di una coalizione che non sia soltanto un mero prodotto aritmetico, ma la sintesi di un percorso politico, che metta in condivisione delle visioni accomunate da alcuni valori di fondo.

 

 

Caratteristica del tutto assente nel campo del centrosinistra, impossibilitato a trovare un amalgama se non nel poco competitivo schema Pd- cespugli, che si riassume nella sollevazione comune del pericolo virtuale delle “destre”. Tuttavia, il centrodestra, unito da obiettivi comuni, per quanto ognuno propugni di raggiungerli con mezzi diversi (dall’abbassamento delle tasse al contrasto all’immigrazione clandestina) rischia di perdersi dietro questioni meramente di equilibri interni.

 

 

Il riferimento è alla determinazione della squadra di governo. Così come al dossier regioni, dove sono sul tavolo tre caselle importanti, Sicilia, Lazio, Lombardia. Quanto tutto questo possa essere dirompente, lo abbiamo visto in occasione delle elezioni amministrative, dove la coalizione è andata in cortocircuito in piazze importanti come Milano, Roma, Verona. Tutte contendibili, e tutte clamorosamente perdute. Trovare un metodo (che preveda come prima norma lavare i panni sporchi in casa e non su Twitter) ora è quantomai necessario, perché è in gioco la credibilità della coalizione, anche agli occhi dell’Europa, come forza in grado di guidare il Paese.