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Elezioni, la questione immigrazione torna centrale: Lampedusa è al collasso. Salvini: "Dal 25 settembre si cambia"

Pietro De Leo
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Il dossier immigrazione piomba nell’attualità di una campagna elettorale dove il centrosinistra, tra evocazioni dell’Agenda Draghi e moralismo spinto contro il centrodestra cerca di darsi un perché. E però la realtà dei fatti incombe, a spese della costa siciliana e in particolare di Lampedusa. Gli arrivi delle ultime ore hanno congestionato il centro di accoglienza, ora dopo ora sempre più affollato, fino a toccare quota 1500 occupanti a fronte di una capienza massima di 350, con quel che concerne sia per gli immigrati ospitati, sia per il personale di assistenza e le forze dell’ordine. Un argomento che si ripropone, ormai, ogni estate, ciclicamente.

 

 

E il tema dei flussi diventa centrale. “Lampedusa in emergenza –dice il leader della Lega Matteo Salvini - il 25 settembre gli italiani potranno finalmente scegliere di cambiare: tornano sicurezza, coraggio e controllo dei confini”. Ancora dalla Lega, il senatore Tony Iwobi parla di “sbarchi fuori controlli. La politica dei porti aperti si dimostra sempre più fallimentare”. Da Fratelli d’Italia, la deputata Ylenja Lucaselli accusa che l’Italia sia diventata un “approdo isolato di un flusso destinato a crescere”. Ed annuncia: “il centrodestra al governo si farà promotore di un cambio di passo in sede europea”. Uno stato di cose che conferma come l’ultimo, timido piano di condivisione europea non abbia sin qui suscitato alcun effetto.

 

 

Vedendo quel che sta accadendo sulle nostre coste, peraltro, risulta ancora più significativo (non positivamente) il fatto che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel suo discorso programmatico al Senato su cui si è definitivamente consumata la crisi, non abbia per nulla citato la questione migratoria.