Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Il governo non raggiunge i numeri per la fiducia, Draghi sale da Mattarella? Gelmini lascia Forza Italia

  • a
  • a
  • a

Il giorno più lungo, come lo ha ribattezzato Enrico Mentana, dà all'Italia il risultato che in molti si aspettavano ma che in pochi si auspicavano: niente più governo Draghi, niente Draghi bis, si va al voto anticipato. L'esecutivo non raggiunge i numeri in Senato per la fiducia, il Movimento 5 Stelle non partecipa alla chiama e il centrodestra - e quindi Lega e Forza Italia in primis - non partecipa. Fine della maggioranza. Il premier è uscito da palazzo Madama intorno alle 19,30, si è recato a Palazzo Chigi e, dopo l'esito ufficiale del voto (95 sì e 38 no), sarebbe dovuto salire al Quirinale e rimettere nuovamente il suo incarico nelle mani di Sergio Mattarella. Questa sembrava l'ipotesi più probabile, poi invece il dietrofront. Draghi seguirà domattina il dibattito alla Camera per poi salire al Colle.

 

 

Una giornata lunga, partita alle 9,30 con il discorso di Draghi ai senatori, dove aveva chiesto alle forze politiche di maggioranza un nuovo patto di fiducia. Tanti i punti toccati dall'ex numero uno della Bce, che ha messo diversi paletti a cui sottostare. Niente pieni poteri, come ha ribadito nella replica del primo pomeriggio, ma solamente le linee guida da qui a marzo, quando la legislatura sarebbe arrivata alla sua fine naturale. Ma il dado è tratto: il centrodestra, per un Draghi bis, non avrebbe voluto il Movimento 5 Stelle, che la crisi di governo l'ha innescata. Draghi ha chiesto la fiducia sulla risoluzione Casini che recitava "Ascoltate le comunicazioni del presidente del Consiglio, il Senato le approva". La fiducia non è arrivata. Adesso la palla passa agli elettori, si andrà alle urne in autunno.

 

 

"In questo giorno di follia - scrive Enrico Letta, segretario del Pd, su Twitter - il Parlamento decide di mettersi contro l’Italia. Noi abbiamo messo tutto l’impegno possibile per evitarlo e sostenere il governo Draghi. Gli italiani dimostreranno nelle urne di essere più saggi dei loro rappresentanti". E lo stesso Nazareno ha proseguito: "Da oggi ci prepariamo alla campagna elettorale. Parleremo agli italiani. L’Italia è diversa, è migliore di questo Parlamento". Il Pd si dice "orgoglioso di avere sostenuto con lealtà il Governo Draghi. Siamo grati al Presidente e fieri del lavoro che insieme a lui abbiamo fatto per il bene del Paese. Oggi è stata una giornata drammatica per l’Italia. Le scelte di Lega e Forza Italia da una parte e del M5S dall’altra sono gravi, sbagliate. Purtroppo, sarà tutto il Paese - i cittadini e le cittadine, a partire da quelli più fragili e più spaventati - a pagare il conto di queste scelte. Una crisi sbagliata fin dall’inizio che è oggi esplosa nel modo peggiore. Chi ha affossato il Governo Draghi è andato contro l’Italia". Il Pd ricorda di aver "preferito l’interesse generale, della nazione, a quello di parte. Il nostro lineare impegno a favore del governo Draghi è continuato per tutta la giornata, fino all’ultimo momento utile, poco fa. Abbiamo fatto il possibile per convincere i partiti di maggioranza a pensare agli italiani e non a se stessi. Non ci siamo riusciti, ma la nostra linearità pagherà nel Paese". Tra le forze di centrodestra al governo, lo scossone arriva in casa Forza Italia, con il ministro Mariastella Gelmini che lascia il partito di Silvio Berlusconi. "Ho ascoltato gli interventi in Aula della Lega e di Forza Italia, apprendendo la volontà di non votare la fiducia al governo (esattamente quello che ha fatto il Movimento cinque stelle giovedì scorso). In un momento drammatico per la vita del Paese, mentre nel cuore dell’Europa infuria la guerra e nel pieno vortice di una crisi senza precedenti, una forza politica europeista, atlantista, liberale e popolare oggi avrebbe scelto di stare, senza se e senza ma, dalla parte di Mario Draghi. Forza Italia ha invece definitivamente voltato le spalle agli italiani, alle famiglie, alle imprese, ai ceti produttivi e alla sua storia, e ha ceduto lo scettro a Matteo Salvini. Se i danni prodotti al Paese dalle convulsioni del Movimento cinque stelle erano scontati, mai avrei immaginato che il centrodestra di governo sarebbe riuscito nella missione, quasi impossibile, di sfilare a Conte la responsabilità della crisi: non era facile, ma quando a dettare la linea è una Lega a trazione populista, preoccupata unicamente di inseguire Giorgia Meloni, questi sono i risultati - continua il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie - Questa Forza Italia non è il movimento politico in cui ho militato per quasi venticinque anni: non posso restare un minuto di più in questo partito". Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, ha definito questa giornata come "importante, l'epilogo di una legislatura. Ci dicevano che era facile stare all'opposizione. Oggi il Pd dice di essere pronti alle elezioni perché gli italiani sono migliori di questo parlamento. Sono d'accordo con Letta, ma allora perché lo avete tenuto in piedi? In questa legislatura abbiamo visto tutto, solo noi non abbiamo dato la disponibilità a prestarsi a governi che non fossero frutto della volontà degli elettori".