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Draghi chiede la fiducia sulla risoluzione Casini. Replica breve al Senato: "Mi riconosco nella democrazia parlamentare"

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Una risposta dura e breve. Mario Draghi si ripresenta in Senato poco dopo le 17. Due le risoluzioni presentate in Aula: la prima a firma Calderoli e altri chiede discontinuità con l’uscita del M5S, l’altra del senatore Pier Ferdinando Casini che recita "Ascoltate le comunicazioni del presidente del Consiglio, il Senato le approva". Le ha comunicate la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Poi, però, parola al presidente del Consiglio.

 

 

"La mia sarà una replica abbastanza breve. Voglio innanzitutto ringraziare tutti coloro che hanno sostenuto l’operato di questo governo con lealtà, collaborazione e partecipazione - ha detto Draghi - Esistevano due possibilità. La prima era quella di confermare le dimissioni senza voto. Ma il sostegno che ho visto nel Paese mi ha portato a riproporre un patto di coalizione e sottoporlo al vostro voto. La democrazia è parlamentare ed è quella che io rispetto e in cui mi riconosco. Niente richieste di pieni poteri". A chi ha chiesto "perché non siamo entrati nello Ius Soli, Cannabis, Ddl Zan? Perché abbiamo deciso di non intervenire nei temi di origine parlamentare. Sul salario minimo, ho detto quello che dovevo dire. C'è una proposta dell'Ue, ho aperto un tavolo con i sindacati e con Confindustria: si potrà arrivare a un salario minimo senza che il governo intervenga. Idem il reddito di cittadinanza", definito come una buona misura ma solo se attuato in maniera corretta. "Superbonus? Sapete cosa penso di questo tema. Il problema non è il superbonus ma sono i meccanismi di cessione disegnato: chi l'ha disegnato è il colpevole di questa situazione in cui migliaia di imprese aspettano i crediti. Ora bisogna riparare. Non ho molto altro da dire", ha concluso Draghi.

 

 

Il premier, quindi, ha chiesto che sia posta la fiducia sulla risoluzione del senatore Casini. Picche, risponde il centrodestra: Forza Italia e Lega, e gli altri partiti centristi di governo, non voteranno la riduzione presentata da Pier Ferdinando Casini in appoggio a Mario Draghi. Salvini, inoltre, non parlerà in Senato.