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Governo, si va verso le elezioni anticipate: il centrodestra è favorito, ma occhio all'intesa della coalizione

Pietro De Leo
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Certo, si procede di ora in ora. Ma l’incaglio in cui, stando alle ultime scarse evoluzioni di oggi, è incappato il filone che va dal Quirinale, passa per Palazzo Chigi e scende giù sino ai partiti rende al momento molto più probabili le elezioni anticipate, a fine settembre o inizio ottobre, rispetto al prosieguo della legislatura. Elezioni che il centrodestra, stando a tutti i sondaggi, potrebbe vincere con largo margine. Però, siccome il quadro non è semplice e ogni passaggio ha una discreta quota di controindicazioni, se tornare al voto sarebbe finalmente un sollievo di fisiologia democratica, e magari restituirebbe al Paese, dopo quattordici anni, un governo espressione di una coalizione uscita vincitrice dal turno elettorale; non può passare in secondo piano, in questo momento, la condizione in cui versa il centrodestra.

 

 

Da dopo le elezioni amministrative, i tre leader Berlusconi, Meloni e Salvini, non si sono più incontrati in un vertice. Ed esistono tanti nodi irrisolti, soprattutto nelle interlocuzioni personali tra i leader e su alcuni temi programmatici. Al di là di questo, la spinta popolare per la coalizione è facilmente prevedibile, così come lo è una coesione momentanea, sulla scia dell’urgenza, che maturerebbe in caso di scioglimento delle camere, per necessità di fronte alla campagna elettorale e un sistema di voto che, per una quota, contempla i collegi uninominali.

 

 

Tutto questo, però, rimanda ad una situazione per certi versi analoga, quella vissuta tra il 2007 e il 2008. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, che guidavano i due principali partiti del centrodestra di allora, prima che cadesse il governo Prodi, non stavano attraversando un periodo di intesa politica, anzi, tutt’altro. Erano continui i distinguo. L’urgenza generata dalla caduta del governo Prodi 2 e della corsa al voto, tuttavia, ricompattò le forze. Lo stretto necessario, però, per la campagna elettorale. Esaurita la luna di miele e gli entusiasmi iniziali per il ritorno al governo, però, i contrasti ben presto riemersero e non furono quasi per nulla mitigati dalla scelta di intraprendere un percorso partitico comune, nel Pdl. Il resto è storia che tutti sanno, un monito da cui, anche oggi, trarre insegnamento per non dissipare la fiducia popolare.