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Governo, telefonata Draghi-Conte. Letta: "Serve responsabilità, senza M5S si va al voto"

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Sono ore calde per il Governo Draghi. La maggioranza scricchiola in vista della giornata di domani, quando in Senato si voterà la fiducia al dl Aiuti e il Movimento 5 Stelle potrebbe uscire dall'aula. Un'ipotesi che si fa sempre più insistente, che però metterebbe a serio rischio il lavoro del premier. Del resto, lo stesso Draghi ha detto chiaramente che il suo governo andrà avanti solamente con i Cinque Stelle e che non ci sarà un suo secondo mandato. Tradotto, se il Movimento si tirerà indietro, si andrà al voto.

 

 

Nel pomeriggio di oggi il leader dei pentastellati Giuseppe Conte ha avuto una telefonata con il premier. "Sento Draghi e vi aggiorno...", avrebbe detto dopo 5 ore di riunione del Consiglio nazionale che non sono servite a sciogliere il nodo della fiducia domani al dl Aiuti al Senato. Dalla riunione di questa mattina sono emerse tre linee, sostanzialmente inconciliabili. Ovvero: nessun voto; confermiamo la fiducia; votiamo contro e diamo la spallata. A prevalere, assicurano fonti presenti all’incontro all'Adnkronos, la linea della non partecipazione al voto in Aula. Che al momento resterebbe quella più gettonata. Da qui, la decisione di sospendere il Consiglio - riprenderà stasera alle 19.30, prima dell’assemblea congiunta - e sondare il presidente del Consiglio, perché, viene spiegato, la volontà di Conte, al momento, non sarebbe quella di far cadere il governo, ma di restare in attesa delle risposte al documento presentato mercoledì scorso. Per ora Conte non avrebbe aggiornato i suoi sui contenuti della telefonata, "lo farà in Consiglio", ma è convinzione diffusa che al premier abbia chiesto a Draghi "un segnale chiaro".

 

 

Nel frattempo, dopo Salvini e Berlusconi, anche il Pd e quindi Enrico Letta lanciano un ultimatum al Movimento 5 Stelle e all'ex premier Conte. Non è "un ricatto" e non è "una ripicca", ma se i 5 Stelle escono, si va a votare. "È nella logica delle cose. Quello che hanno detto (Salvini e Berlusoni, ndr) è una considerazione ovvia". Le parole del segretario del Pd davanti alla riunione congiunta dei parlamentari arrivano mentre è ancora in corso il Consiglio nazionale fiume dei 5 Stelle. La convinzione tra i parlamentari Pd è che dopo le parole di Draghi ieri sul no al bis e quindi quelle di Salvini e Berlusconi, si sia diffuso il panico tra i pentastellati e che il tempo dei giochetti sia finito. E Letta non fa sconti, drammatizza, cita la Prima guerra mondiale. "Dico: attenzione, perché non vorrei che con i distinguo si finisse come con il colpo di pistola di Sarajevo che diede il via alla Prima guerra mondiale. Nessuno vuole che i distinguo divengano il colpo di pistola di Sarajevo". Che farebbe saltare il governo ma anche le alleanze. Perché proprio nel momento in cui le priorità sociali del Pd e del campo progressista diventano priorità per il governo, sarebbe "paradossale aprire una crisi". "Nel momento nel quale il governo mette al centro della sua azione la lotta alla precarietà credo sarebbe paradossale mettere in crisi il governo", scandisce Letta che anzi rivendica con "orgoglio" che le priorità poste da tempo dal Pd - dal salario minimo al cuneo fiscale - siano entrate nell’agenda di governo. E quindi avverte i 5 Stelle: "Dico con grande forza a chi pone una serie di questioni e una svolta che noi, questa svolta, l’abbiamo vista e intravisto la possibilità concreta di una svolta sociale perché i prossimi 9 mesi siano i mesi in cui il governo risponde alla crisi". Ma se il governo cade, cade anche la possibilità di concretizzare quell’agenda sociale. "È il momento non di frenare ma di accelerare l’azione di governo, non è il momento di parcheggiare la macchina nel box ma di accelerare. Penso che di fronte al semestre caldo, all’autunno caldo" che si aspetta "le forze politiche, responsabili e forti, sanno che scelte politiche fare. Non possiamo metterci alla finestra e metterci a fare campagna elettorale da oggi". Sottolinea il segretario Pd: "L’Italia ha bisogno di un governo non di una crisi o di precipitare a elezioni a ferragosto". E infine rivendica: "Abbiamo vinto le elezioni amministrative di ottobre, quelle di giugno, abbiamo un partito forte, solido, attraente. Come dice Prodi, un partito granitico. Noi siamo un partito granitico e gli italiani sanno che possono fidarsi di noi". Quindi"un appello alla responsabilità di tutti: andiamo avanti, completiamo l’agenda sociale del governo, i distinguo non trascinino con sé le l’opportunità per tanti italiani". E a quanti hanno criticato una certa afasia del Pd in questa fase, replica: "La politica è mediazione e compromesso, se c’è bisogno di dire una parola in meno noi diciamo una parola in meno, se serve ad ottenere il risultato".