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Salario minimo, ultima spiaggia per l'alleanza tra Pd e Movimento 5 stelle

Pietro De Leo
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Salario minimo, ultima spiaggia. Per il campo largo, o quantomeno quell’alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle che una legge elettorale destinata (probabilmente) a non mutare renderà necessaria. La linea sulla guerra in Ucraina, con un Giuseppe Conte che ha abbracciato una visione quasi antitetica a Palazzo Chigi e ai dem, ha terremotato prospettive d’intesa già molto difficili di per sé. La normativa sul lavoro può, almeno in parte, ricostruirle, in un’ottica di visione che accomuna Letta e Conte in un denominatore dirigista.

 

 

Il punto di partenza è proprio una proposta del Movimento 5 Stelle. Che il tema dei salari esista nel nostro Paese è comprovato. Tuttavia, come lo si affronta è il nodo. Addossare alle imprese tutto il carico delle maggiori retribuzioni, che andrebbe ad aggravare già il peso esercitato dal cuneo fiscale, sarebbe deleterio, soprattutto nel momento storico attuale in cui i costi energetici insistono pesantemente sui bilanci. Ma questi sono, al momento, discorsi di scuola. Quasi di fantapolitica. L’impressione è, infatti, la misura funga da mastice politico laddove ce n’è molto poco.

 

 

L’accordo (che già è nei fatti) tra Pd, Movimento 5 Stelle e sinistra da solo non basterebbe a far approvare l’introduzione del salario minimo. E il calendario stringe. Tra pause e altri punti in agenda, di tempo in questa legislatura ne è rimasto davvero poco, non per nulla il leader Dem Enrico Letta, di recente, ha proiettato la cosa nel futuro: “Se fossimo maggioranza nel prossimo Parlamento”, ha detto, “il tema del salario minimo e la questione salariale la affronteremmo con molta maggiore determinazione di quanto si sia fatto in quattro anni”. Mostrando più una mozione programmatica d’alleanza che una reale possibilità nell’immediato.