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Politica, Movimento 5 Stelle: Conte indossa l'elmetto e rilancia lo ius schoale

Pietro De Leo
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Il Conte elettorale ha tolto da tempo la pochette e indossato l’elmetto estraendo, ogni giorno, la rivendicazione di punti qualificanti che paiono avere una triplice finalità. La prima è ridare ossatura ad un progetto Movimento 5 Stelle che, tra carte bollate e liti interne, aveva iniziato malissimo questo 2022. La seconda è indebolire il Presidente del Consiglio Draghi. La terza è contendere al PD il terreno dell’elettorato di sinistra. Oramai entrato in una logica molto proporzionalista, e con buona pace di Enrico Letta messo in soffitta l’idea di campo largo, il fu Avvocato del Popolo addirittura pare voler sottrarre ai suoi (ex?) compagni di cordata il presidio su alcuni temi.

 

 

Se ne ha riprova con il fatto che oggi ha rilanciato lo ius scholae, il cui iter è stato avviato su iniziativa del deputato pentastellato Brescia. “Voglio rivolgere un appello al centrodestra: superate gli steccati e le paratie ideologiche. Votare contro lo ius scholae è un atto di barbarie”. E ancora: “lo ius scholae non c’entra nulla con i flussi migratori e la scuola è una palestra di vita. Non si altera il diritto di cittadinanza ed è cosa diversa dallo ius soli”. A Conte si è contrapposto il sottosegretario all’istruzione, Rossano Sasso della Lega, ricordando che nel programma del governo Draghi non c’è una modifica della legge sulla cittadinanza, ingenerando poi il sospetto che lo ius scholae potrebbe servire come “grimaldello per un’estensione generalizzata della cittadinanza a chiunque si trovi nel nostro territorio”.  A lui ha controreplicato l’ex ministro Lucia Azzolina, che ha accusato il sottosegretario di “non credere al ruolo formativo della scuola, alle capacità inclusive del percorso scolastico, alla preparazione di docenti e collaboratori”.  

 

 

Con il solito slancio moralistico che ne segna il Dna, Movimento 5 Stelle banalizza un tema importante. Con le condizioni in cui versa la scuola odierna, il cui meccanismo del riconoscimento del merito è del tutto inceppato, innalzare a criterio per l’assegnazione della cittadinanza nemmeno il completamento, ma la frequenza per almeno cinque anni di un ciclo educativo appare una scelta spericolata. Cittadinanza significa abbracciare valori, regole, fondamenti culturali, oltreché parlare la lingua, del Paese ospite. Ed una scuola che ha perso la maggior quota della propria funzione, ossia trasmettere il sapere, non può essere il soggetto che ne determina l’attribuzione.