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Ucraina, l'ambasciatore Zazo è rimasto a Kiev. Il grazie di Brunetta: "Onora l'Italia e gli italiani"

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Nonostante l'invasione dell'esercito russo, l'attività diplomatica italiana in Ucraina è regolare e continua. L'ambasciatore Pier Francesco Zazo e tutto il suo staff sono rimasti a Kiev ospitando circa cento italiani nei locali della stessa ambasciata. Il premier Mario Draghi nel suo discorso in Parlamento, venerdì 25 febbraio ha ufficialmente ringraziato Zazo, parole accolte dall'Aula con un lungo applauso. Oggi anche Renato Brunetta, ministro per la pubblica amministrazione, ringrazia pubblicamente sui social l'ambasciatore. Posta la bandiera dell'Ucraina che sventola sulla città di Kiev e commenta con parole di stima e affetto nei confronti del corpo diplomatico italiano. 

“In queste ore difficilissime - scrive Renato Brunetta - il ringraziamento arrivato dal presidente Mario Draghi all’ambasciatore Pier Francesco Zazo per la professionalità, la dedizione e il coraggio, assume un significato ancora più importante. Mentre altre ambasciate chiudono o si trasferiscono altrove, Zazo è rimasto a Kiev, dove sta ospitando circa cento italiani che non hanno un posto sicuro in cui ripararsi, per continuare ad aiutare i nostri connazionali in Ucraina". "Un vero civil servant di cui siamo fieri - conclude il ministro del governo Draghi - A lui e al resto del personale della nostra ambasciata va il mio grazie, la mia ammirazione. Questo significa servire e onorare l’Italia e gli italiani”.

Nel primo giorno dell'invasione, l'ambasciatore è stato raggiunto telefonicamente dal Corriere della Sera e nell'intervista ha raccontato le difficili ore in cui la Russia ha sferrato l'attacco all'Ucraina: "Ero in residenza - ha dichiarato Pier Francesco Zazo - mi hanno svegliato le bombe alle 4 e 30 del mattino. La città è spettrale, deserta". L'ambasciatore ha spiegato che gli italiani che sono residenti nella capitale hanno scelto di restare tutti in città: "Così hanno preferito, hanno qui la famiglia, le attività imprenditoriali e non credevano veramente in un attacco".