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Referendum Giustizia, la Corte costituzionale ritiene ammissibili quatto quesiti

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Sono quattro i quesiti giudicati ammissibili dalla Corte costituzionale sul referendum della giustizia. L'ufficio comunicazione e stampa ha fatto sapere che, dopo che la Corte ha proseguito oggi in Camera di consiglio l'esame sull'ammissibilità dei referendum cominciato ieri, finora sono stati ritenuti ammissibili i quesiti sull'abrogazione delle disposizioni in materia di incandidabilità; limitazione delle misure cautelari; separazione delle funzioni dei magistrati ed eliminazione delle liste di presentatori per l’elezione dei togati del Csm. Questi quesiti sono stati ritenuti ammissibili perché le rispettive richieste non rientrano in alcuna delle ipotesi per le quali l’ordinamento costituzionale esclude il ricorso all’istituto referendario.

 

 

Il primo a commentare la notizia, a caldo, è stato il capogruppo in Senato di Italia Viva, Davide Faraone. "Una bella notizia. Ho firmato con convinzione i referendum sulla giustizia ed oggi, con la decisione della Consulta di ammettere i 4 quesiti, quello sulla Legge Severino, sulla separazione delle carriere, sulla custodia cautelare e sulle firme per presentare la candidatura alle elezione dei togati del Csm, è un bel giorno. C’è ancora tanta strada da fare per avere davvero una giustizia giusta, ma questo è un buon inizio. Buon voto a tutti". L'ex procuratore capo di Torino, Armando Spataro - il cui nome è legato a importanti inchieste sul terrorismo - all'Adnkronos ha invece commentato che "alla luce della decisione della Consulta che, con mia sorpresa, ha oggi dichiarato ammissibili i referendum sulla giustizia occorre un forte impegno a favore del no alla loro approvazione in modo particolare sulla separazione delle carriere".

 

 

I lavori della Corte costituzionale proseguono adesso con l’esame dei rimanenti quesiti referendari: l'ammissibilità dei referendum inerenti la responsabilità civile diretta dei magistrati e sulla partecipazione degli avvocati ai Consigli giudiziari. Inoltre, c'è ancora l'attesa per il quesito sulla cannabis legale. Ieri, invece, la Corte aveva ritenuto inammissibile il quesito sull'eutanasia perché "a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili".