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Giorno del ricordo, stucchevoli e patetiche polemiche puntuali come il Fisco

Il 30 marzo 2004 è stata promulgata la legge n.92/2004, che riconosce il 10 febbraio come “Giorno del ricordo” in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale.

Christian Campigli
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Puntuale come una scadenza fiscale, arriva, nel mese di febbraio, la stucchevole polemica sulle Foibe. Un appuntamento ormai rituale, che si ripropone da quasi due decenni. Dal 2004, per l’esattezza, quando venne approvata la legge che istituisce una giornata in memoria dei martiri dell’esodo dalmata-giuliano. Ad alimentarla, da sinistra, il rettore dell’Università per Stranieri di Siena, Tomaso Montanari. L’intellettuale, che in più di un’occasione ha definito il Giorno del Ricordo come una “battaglia revisionista” e “il più clamoroso successo della falsificazione storica da parte della destra più o meno fascista, una falsificazione storica per equiparare la questione istriana alla Shoah” ha organizzato un nuovo convegno a Siena. Titolo: “Uso politico della memoria e revanscismo fascista: la genesi del Giorno del Ricordo”.

Montanari ha cercato di stigmatizzare le critiche, promettendo che l’incontro non avrà “nulla di politico, ma sarà solo un dibattito scientifico”. Un appuntamento organizzato per domani pomeriggio, che andrà in onda in streaming alle 16 dall’aula magna dell’università toscana. A destra, come era prevedibile, questa iniziativa non è piaciuta affatto. Anche perché, tra gli invitati, spicca il nome di Eric Gobetti, autore di “E allora le foibe?”. Nel libro c’è una frase che proprio non riesce ad andar giù a Lega e Fratelli d’Italia. “La Giornata del Ricordo, come è stata concepita, è il momento in cui la versione del neo fascismo italiano diventa la versione ufficiale dello Stato”. La questione degli infoibati divide e crea polemiche anche nella vicina Firenze. Il Centro Popolare Autogestito, un gruppo di antifascisti che, dal 1986, occupa abusivamente uno spazio nel bel quartiere di Gavinana, è già pronto, come ogni anno, a innalzare di fronte all’ingresso la bandiera della ex Jugoslavia guidata da Tito. Una evidente e sprezzante critica al Giorno del Ricordo. Un tema che, ancora una volta, dimostra come nel nostro Paese non esista una memoria condivisa. E come, anche a distanza di quasi ottant’anni, le scorie radioattive della guerra civile condizionino il nostro presente.

Persino una commemorazione come il Giorno del Ricordo riesce a dividere e sollevare stucchevoli e patetiche polemiche. “I crimini contro l’umanità scatenati nella Seconda Guerra Mondiale non si esaurirono con la liberazione dal nazifascismo, ma proseguirono nella persecuzione e nelle violenze, perpetrate da un altro regime autoritario, quello comunista”. Chissà come giudicherebbe queste parole il professor Montanari. Le bollerebbe come un pericoloso rigurgito fascista o solo come un falso storiografico? Frasi pronunciate, è bene ricordarlo, da un politico intelligente, moderato e dotato di grandissimo senso dell’equilibrio come il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Una polemica che proseguirà anche il prossimo anno, e forse tra due, tre o dieci. E che si potrà esaurire solo quando l’Italia, finalmente, riuscirà ad avere una memoria condivisa. E sarà così in grado di onorare i propri morti.