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Riforma della giustizia, dopo le parole di Mattarella diventa indirizzo prioritario

Pietro De Leo
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E ora non ci sono più scuse. Il passaggio del discorso del giuramento di Sergio Mattarella sulla necessità di riformare la giustizia ha fornito ai legislatore un indirizzo prioritario. Utilizzando parole molto perentorie: “per troppo tempo - ha detto il Capo dello Stato, la giustizia - è divenuto un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista l’interesse della collettività”. E poi ha aggiunto: “in sede di consiglio superiore ho sottolineato, a suo tempo, che indipendenza e autonomia sono principi preziosi e basilari della Costituzione, ma che il loro presidio risiede nella coscienza dei cittadini”. Questi ultimi, ha poi sottolineato, “devono poter nutrire convintamente fiducia e non diffidenza verso la Giustizia e l’ordine giudiziario. Neppure devono avvertire timore per il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili che, in contrasto con la doverosa certezza del diritto, incidono sulla vita delle persone”.

 

 

Quanto al Csm (di cui il Capo dello Stato è presidente), ha auspicato che proprio attraverso le riforme esso “possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la Magistratura può contare, superando logiche di appartenenza che, per dettato costituzionale, devono rimanere estranee all’ordine giudiziario”. La summa di quanto affermato dal Presidente della Repubblica va a toccare i temi esplosi dopo lo scandalo Palamara. Il primo è l’imparzialità dell’agire della Magistratura. L’ex pm, nelle sue rivelazioni, ha di fatto esplicitato una dinamica purtroppo già ben nota, per quanto sotterranea, ossia l’orientamento giudiziario spesso condizionato dalla volontà di colpire l’avversario di turno: Salvini sull’immigrazione, e prima ancora Berlusconi su praticamente tutto lo scibile. Se questo costituisce la fotografia di sistema, non è nemmeno immaginabile ciò che possa essere successo, in questi anni, a livello territoriale, con parti coinvolte (e penalizzate) sconosciute all’opinione pubblica. Per questo il Capo dello Stato parla, e non a torto, di necessità di fugare i timori, diffusi e reali circa l’arbitrarietà delle decisioni.

 

 

L’altro aspetto, è ovviamente, quello delle correnti. Anomalia di meccanismo, che ha visto adottare nell'assegnazione degli incarichi nelle Procure logiche spartitori proprie dei partiti politici. Mattarella, avendo utilizzato questi termini e questi toni, ha focalizzato nella necessità di riformare il sistema giudiziario, per garantire giusto processo e imparzialità, una priorità che va al di là degli schieramenti ma coinvolge l’Italia nel suo tessuto civico, imprenditoriale, nella sua capacità di attrarre investimenti stranieri. Ribaltando, peraltro, il racconto del primo mandato, che invece aveva visto il Capo dello Stato piuttosto sullo sfondo quando si abbatté sulle toghe lo tsunami di verità. O adesso o mai più, quindi, affrontando anche l’altro tema pienamente incardinato nelle distorsioni: gli incarichi fuori ruolo che molti magistrati vanno a ricoprire nei ministeri.