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Quirinale, il giuramento di Sergio Mattarella. Il discorso alla Nazione

Gabriele Burini
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Si sta tenendo in questo momento, giovedì 3 febbraio, il secondo giuramento da presidente della Repubblica, dopo la rielezione della scorsa settimana, di Sergio Mattarella. Per la cerimonia l’Aula di Montectiorio è impreziosita - come da tradizione - da bandiere tricolore e drappeggi rossi. Nell’emiciclo sono già presenti i ministri del governo Draghi mentre i grandi elettori stanno finendo di prendere posto in Aula: deputati e senatori nell’emiciclo, i 58 delegati regionali nelle tribune. Il Capo dello Stato è arrivato a Montecitorio, accolto da Fico e Casellati, e si è intrattenuto con i due presidenti di Camera e Senato, con il premier Draghi e con il presidente della Corte costituzionale Amato.

 

 

"E' una nuova chiamata alla responsabilità a cui non mi sono sottratto - ha detto un emozionato Mattarella davanti ai parlamentari - Vi ringrazio per la fiducia che mi avete manifestato. Adempirò il mio dovere secondo i principi e le norme della Costituzione, come fatto negli scorsi sette anni. La lettera e lo spirito della nostra Carta continueranno ad essere al centro del nostro lavoro. Il mio pensiero è per tutti gli italiani, soprattutto quelli in sofferenza, che si attendono garanzia e diritti. Queste sarebbero potute venire meno in un momento di difficoltà politica. I giorni della scorsa settimana sono stati travagliati per tutti, anche per me. Questa stessa consapevolezza è la ragione del mio sì, e sarà al centro del mio mandato. Nel momento in cui i presidenti di Camera e Senato mi hanno detto l'esito della votazione, ho parlato delle emergenze che ci interpellano. Non possiamo permetterci rallentamenti, né nella lotta al virus, né nella campagna di vaccinazione. Sono i vaccini che proteggono noi e gli altri e ci permettono di portare avanti la battaglia. L'Italia è un grande paese, lo spirito di iniziativa degli italiani, l'impegno delle imprese e le scelte delle istituzioni ci hanno permesso di ripartire e ci collocano nel gruppo di testa dell'Unione. Ma ora abbiamo bisogno di qualità, investimenti e salto di efficienza del sistema paese. Nuove difficoltà ci saranno: l'aumento dei costi, la scarsità delle materie prime. L'Italia è la maggiore beneficiaria del programma del Next Generation: la stabilità di cui si sente esigenza è fatta di dinamismo, lavoro. I tempi duri ci hanno lasciato una lezione: dobbiamo dotarci di nuovi strumenti per prevenire possibili rischi e mettere in sicurezza i cittadini". Mattarella ha quindi ringraziato i medici, sanitari e volontari che hanno lottato e stanno lottando contro il virus. E in questo momento è partito un lungo applauso dell'emiciclo. "Ora dobbiamo iniziare a disegnare e costruire l'Italia del dopo emergenza. E' tempo di impegno comune per rendere forte la nostra patria. Un'Italia più giusta, in cui le disuguaglianze vengano meno - ha proseguito il presidente della Repubblica - Un'Italia che offra ai giovani studio e lavoro, che sappia superare il declino demografico che sembra condannare l'Europa, che offra il suo modello di vita a chi la guarda con ammirazione, che si impegni a difesa dell'ambiente, consapevole delle responsabilità verso le future generazioni. Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni, libere e democratiche". 

 

 

"Rafforzare l'Italia significa anche metterla in grado di orientare il proprio processo in Europa, rendendo stabile la svolta compiuta durante la pandemia. L'Italia non può mancare. La conferenza sul futuro dell'Europa non può risolversi in un grigio passaggio privo di visione storica, ma bisogna definire un'Unione protagonista nella comunità internazionale - ha sottolineato Mattarella - La Repubblica ha sempre perseguito una politica di pace. Abbiamo sempre promosso il dialogo reciprocamente rispettoso tra le parti. Da molti decenni i paesi europei possono godere della pace. Non possiamo accettare che ora si alzi nuovamente il vento dello scontro in un continente che ha vissuto le tragedie della prima e seconda guerra mondiale. Dobbiamo fare appello alle nostre risorse e a quelle dei paesi alleati e amici affinché nessun popolo debba temere aggressioni dei propri vicini. I paesi dell'Ue devono impegnarsi anche per stabilizzare la pace nel Mediterraneo e nei paesi nord-orientali. Non si può sfuggire alle sfide della storia e alla responsabilità. Il Governo Draghi, nato con ampio sostegno parlamentare, è impegnato in tutto ciò. Sta ponendo le basi per una rinascita del Paese e dell'Europa. Al Governo esprimo un ringraziamento e gli auguri di buon lavoro. I grandi cambiamenti impongono soluzioni rapide, innovative e lungimiranti". Mattarella fa quindi una riflessione sulla democrazia a tutti i livelli. "Un’autentica democrazia prevede rispetto delle regole di formazione e delle decisioni. Esigneze di governare i cambiamenti richiedono risposte tempestive. Occorre evitare che i problemi trovino soluzione senza l'intervento delle istituzioni. Questa eventualità si traduce sempre a vantaggio di chi è in posizione di forza, che aggira il processo democratico. La sfida che si presenta per la salvaguarda della democrazia riguarda tutte le istituzioni. Dipenderà dalla forza del Parlamento, dall'attività che vi si svolge. Un luogo dove si costruisce il consenso, dove la politica riconosce e ammette nelle istituzioni ciò che è vivo ed emerge dalla società civile. Dalle risposte che daremo sulle riforme da seguire dipende la qualità della nostra democrazia". Mattarella prosegue quindi sostenendo che "appare necessario che nel dialogo tra Governo e Parlamento, il Governo sia messo in condizione di valutarli in tempo adeguati. Appare anche necessario un ricorso ordinato alle diverse fonti normative, rispettoso dei limiti posti dalla Costituzione. I partiti sono chiamati a rispondere alle domande di apertura che provengono dai cittadini e dalle forze sociali. Se non ci sono risposte, il cittadino si sente solo e indifeso. Il Parlamento, attraverso nuove regole, può favorire una stagione di partecipazione". Mattarella saluta in seguito la Corte costituzionale, sottolineando che un profondo processo riformatore deve interessare anche il processo della giustizia. "I cittadini devono avere fiducia nella giustizia, non ci devono essere decisioni arbitrarie e imprevedibili. I magistrati e gli avvocati si impegnino per ridare prestigio e credibilità alla giustizia". Alle forze armate e alle forze dell'ordine è andato il ringraziamento del Capo dello Stato, unito al cordoglio per chi ha perso la vita sul campo. "A papa Francesco, esprimo i sentimenti di riconoscenza del popolo italiano - prosegue Mattarella - Un messaggio di amicizia va anche alle comunità straniere in Italia. Noi siamo il paese della bellezza, delle arti e della cultura. La cultura non è il superfluo, ma un elemento costitutivo della nostra identità. Facciamo sì che questo patrimonio divenga ancor più una risorsa che dia conoscenza e un fattore di sviluppo economico, risorsa importante per quei giovani che lì vedono un approdo professionale in linea con le proprie aspirazioni". Qui Mattarella omaggia Monica Vitti, scomparsa ieri, trovando ampio consenso nell'emiciclo. "Sogno una scuola che trasmetta preparazione e cultura. Scuola volta ad assicurare parità di condizioni e opportunità. Costruire un'Italia più moderna è il nostro compito. Nell'ultimo periodo è salito l'indice di occupazione, ma tante donne sono ancora escluse dal lavoro: ci rallenta nello sviluppo ed è un segno di ritardo. Molti giovani sono costretti a lavori malpagati: va ascoltata la voce degli studenti, che cercano di esprimere esigenze. La pari dignità sociale è un caposaldo dello sviluppo giusto. E' nostro compito rimuovere gli ostacoli. Dobbiamo azzerare i morti sul lavoro". Il presidente analizza poi i fenomeni della violenza sulle donne, della tratta degli esseri umani, degli anziani lasciati soli, delle persone con disabilità, utilizzando sempre la parola dignità. "Dignità è anche un paese libero dalle mafie, dal ricatto alla criminalità". Infine, il ricordo per David Sassoli, con la standing ovation dell'aula. "La sua testimonianza di uomo mite e coraggioso, sempre aperto al dialogo e capace di rappresentare le istituzioni democratiche ai livelli più alti, è entrata nell’animo degli italiani. Auguri alla nostra speranza sono state le sue ultime parole in pubblico. Aveva appena detto: La speranza siamo noi. Ecco, noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica. Viva la Repubblica, viva l’Italia!". Un lunghissimo applauso di diversi minuti, circa 4-5 minuti, ha salutato la fine del discorso del giuramento di Sergio Mattarella alla Camera. In totale sono stati 52 gli applausi durante il discorso.