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Nuova ondata migratoria. E stavolta si rischia di soffrire di più

Pietro De Leo
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L’Italia è, fisiologicamente, con gli occhi puntati al Grande Gioco del Quirinale. Tuttavia c’è un tema che ha ripreso a pulsare nel correre dei giorni, ed è una nuova ondata migratoria. Soltanto oggi sono state conteggiate 109 persone giunte a Lampedusa. Nella notte sono arrivate due imbarcazioni, la prima con 23 persone, l’altra con 86. L’hotspot locale conta 500 persone, frutto degli arrivi di questi giorni, tra cui i 196 dell’altro ieri. A cui vanno sommati i 206 sbarcati a Pozzallo dalla nave “Mar Jonio”. Il tamburellare di questi dati conferma il trend individuato dall’agenzia Frontex qualche settimana fa, in base al quale la rotta del Mediterraneo centrale è tornata, già dallo scorso anno, a ravvivarsi.

Quanto sta accadendo fa, certamente, da contraltare alle parole pronunciate dal Presidente francese Macron, nel corso della seduta plenaria dell’Europarlamento in cui ha presentato le linee programmatiche per il suo semestre di guida comunitaria. In cui ha ribadito la necessità di “agire con un'accoglienza condivisa e solidale tra gli Stati membri, come abbiamo fatto tra il 2018 e il 2021”. Peccato che, in quegli anni, non è stato innescato alcun meccanismo di solidarietà negli sbarchi. Gli accordi di Malta (che avevano come requisito la partecipazione solo facoltativa al piano di riparto degli arrivi) non hanno mai preso il via.

Di un nuovo meccanismo da adottare in seno al Consiglio europeo si è spesso parlato, ma senza nessun risvolto pratico, perché manca la volontà politica ed evidentemente anche una leadership in grado di farla maturare. Ad agganciarsi a tutto questo, poi, c’è la difficoltà nei rimpatri, dal punto di vista delle tempistiche e delle normative, segnalate dalla Corte dei Conti europea. Il dossier, quindi, non è cambiato, e anzi rischia di soffrire di ulteriori aggravanti: la pandemia che fatichiamo a lasciarci alle spalle e una crisi economica, dovuta ai contraccolpi del virus e al caro bollette, che insidia la nostra coesione sociale.