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Gli italiani iniziano a criticare i social. Uno su cinque lascia le piattaforme: troppe fake news e tanto tempo sprecato

Pietro De Leo
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Forse comincia a maturare una coscienza diversa nel nostro Paese riguardo ai social. Dove l’approccio dell’utente starebbe diventando più critico rispetto al passato. E’ quanto emerge dal "Digital Consumer Trends Survey 2021 di Deloitte”. Un italiano su cinque, attorno al 22%, secondo l’indagine condotta su 2mila persone tra i 18 e i 75 anni, avrebbe mollato almeno una piattaforma, temporaneamente o in modo permanente. Lo studio si sofferma, peraltro, anche sui motivi alla base della scelta di cancellare la propria iscrizione da una o più offerte social. Le fake news e i timori per la propria privacy sono senz’altro delle causali importanti, ma poi c’è anche l’impatto sgradevole di post troppo negativi.

Un altro motivo, poi, è anche il tempo: il 14% degli utenti non vuole trascorrere troppe ore chino sullo schermo, a scorrere materiale in gran parte dei casi inutile. Interessante, poi, che l’11% del campione non voglia essere esposto alle “teorie del complotto”, e da tener d’occhio anche il 7% che invece molla per aver subito atti di molestie o bullismo. La ricerca, poi, mette in luce un altro aspetto. All’affermazione-test sul fatto che i social sono “di solito affidabili” soltanto il 2% risponde con “assolutamente d’accordo”. Un altro riflesso statistico è poi che man mano che si cresce nella scala anagrafica, la fiducia nei social crolla.

Il quadro generale, però, è che dopo una sbornia contenutistica durata oramai oltre un lustro, qualche punto interrogativo probabilmente comincia a sorgere. Dopo che sui trend delle piattaforme sono stati adagiati pressoché tutti gli aspetti della vita pubblica, dalla politica (soprattutto), alle scelte di prodotto, germogliando da tutto questo una nuova figura di condizionamento dei costumi, ossia l’influencer. E dando il là a una girandola di suggestioni collettive che hanno cambiato il modo d’intendere il mondo negli ultimi anni, dove il criterio “visuale” ha fatto da padrone, asfaltando la solidità dei contenuti e l’importanza stessa della parola scritta. E’ alquanto difficile che la storia possa prendersi la sua rivincita, molto più realistico che possa, quantomeno, ridurre i danni