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Quirinale, la sinistra su Berlusconi "divisivo" si mostra in contraddizione già in partenza

Pietro De Leo
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Catastrofi, tuoni e fulmini. Il Pd, come prevedibile, accoglie mettendo in piedi un plotone d’esecuzione l’esito del vertice di centrodestra. Nel corso dell’incontro, i leader hanno rivolto all’indirizzo di Silvio Berlusconi la richiesta di sciogliere la riserva per la candidatura al Quirinale, definendolo “la figura adatta a ricoprire in questo frangente difficile l’Alta Carica con l’autorevolezza e l’esperienza che il Paese merita”.

 

 

La contraerea del lato sinistro è scattata come un riflesso incondizionato. Fonti del Pd fanno filtrare “delusione e preoccupazione per le conseguenze”. Matteo Orfini, leader della corrente dei giovani turchi, definisce l’opzione Berlusconi una proposta “irricevibile, irresponsabile, provocatoria”. Enrico Letta, Segretario, torna a ribadire il dogma sul fatto che il Capo dello Stato non debba essere un leader politico. Da Leu, Federico Fornaro osserva che “la candidatura di Berlusconi (…) è l’esatto contrario di quello che servirebbe in questa difficile e complessa fase della storia nazionale”. Parole apocalittiche, neanche fosse alle porte una specie di terremoto istituzionale. Che però, come al solito, fanno a pugni con la storia recente. Sì, perché il PD guidato da Pierluigi Bersani, di cui Enrico Letta era vice, si intestò nel 2013 la candidatura al Colle di Romano Prodi. In quel noto frontale con i propri numeri parlamentari che videro 101 franchi tiratori buttar giù quell’ipotesi (tirando a fondo anche la segreteria Bersani). Vero che Prodi non era un leader in carica, ma c’erano due contraltari a questo requisito.

 

 

Il primo è che il Professore è stato avversario simmetrico di Berlusconi negli anni del bipolarismo fisso. Il secondo Prodi non si è mai intestato un’operazione politica di larghe intese o di unità nazionale, al contrario di quanto invece ha fatto Berlusconi nel 2013, Esecutivo Letta, o lo scorso anno con Draghi. Se il criterio è quello che il nuovo Presidente della Repubblica non dovrà essere “divisivo”, dunque, anche su questo la sinistra si mostra in contraddizione già ai blocchi di partenza.