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Cinque Stelle, ennesima giravolta sul Quirinale: i senatori con il Mattarella bis demoliscono Conte

Pietro De Leo
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Si avvitano, inciampano sulla contraddittorietà delle loro scelte, si allontanano dalla loro essenza. I 5 Stelle. Oramai è talmente lunga l’antologia di giravolte da risultare eccessiva persino per un elettorato come il loro privo di identità, indifferente alle culture politiche, ma soltanto animato da quell’utopia di veemenza e di riscatto che avrebbe dovuto diventare realtà con l’impegno dei nuovi, onesti, puliti. E completamente in balìa degli eventi. Lo testimonia l’ennesima giravolta, sul Quirinale.

 

 

Il gruppo parlamentare del Senato ha deliberato una posizione che propugna la permanenza al Colle di Sergio Mattarella, nonostante i ripetuti messaggi di quest’ultimo in senso contrario. Che esista (anche nel Pd) un numero di parlamentari confidanti in un secondo giro dell’ex ministro della difesa è cosa nota da tempo. Ma non è questo ciò che rileva, quanto piuttosto la repentina demolizione della posizione di Giuseppe Conte, che invece aveva avanzato l’idea di un candidato donna. E mostra il polso di una situazione interna di maionese impazzita. Metafora confermata anche se andiamo a guardare le prese di posizione tradizionali dei pentastellati. A partire dalla loro ostilità originaria verso il secondo mandato, di qualunque carica fosse (quando ancora loro non ne avevano, ovviamente). E poi la ferocia con cui accolsero, nel lontano 2013, il bis di Giorgio Napolitano. Loro avrebbero voluto al Quirinale il giurista Stefano Rodotà, oggi non più tra noi, e proprio i cori con il suo nome scandirono le manifestazioni di piazza che vennero frettolosamente convocate a Roma, per contestare la rielezione dell’ex leader dei miglioristi comunisti.

 

 

Una circostanza che, allora, Beppe Grillo commentò evocando il colpo di Stato (immagine cui, a quei tempi, riteneva puntualmente per criticare quasi tutto ciò che non gli andava a genio). E poi c’è un’altra circostanza da non trascurare, legata proprio alla figura di Sergio Mattarella. Proprio all’inizio di questa legislatura, quando fallì il primo tentativo di mettere in piedi il Conte 1 (in alleanza con la Lega), Luigi Di Maio, allora capo politico pentastellato, senza notizia di dissidi propose l’impeachment, la messa in stato di accusa per il Presidente oggi uscente. Oggi, i suoi ne implorano la permanenza. Le epoche corrono veloci, in casa grillina.