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Mario Draghi, la frase sibillina che scompagina piani studiati per mesi

Christian Campigli
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“Io nonno al servizio delle istituzioni, mio destino non conta". Dieci parole che aprono a ogni scenario possibile. Anche quello considerato, fino ad oggi, il più complicato. Una frase tanto semplice quanto chiara. Che pesa come un macigno, come sempre accade quando a emettere quel suono è un big della politica nazionale. Mario Draghi, nella conferenza di fine anno, non esclude una sua candidatura al Quirinale, come Presidente della Repubblica. “Non immagino il mio futuro all'interno e all'esterno delle istituzioni, l'importante è vivere il presente al meglio possibile, questo è quello che cerco di fare. La responsabilità della decisione - ha proseguito - è interamente nelle mani delle forze politiche, non nelle mani di individui: sarebbe un fare offesa all'Italia, che è molto di più di persone individuali. La grandezza del Paese non è determinata da questo o quell'individuo ma da un complesso di forze, di persone e di sostegno politico che permettono di andare nella direzione giusta”.

In settimana, tra le fredde stanze di Palazzo Chigi, si mormorava di un certo malumore dell'attuale primo ministro. Naturale conseguenza dei mille tira e molla sulla manovra finanziaria. Uno scenario piuttosto comune, per chi ha dimestichezza di questioni parlamentari. Ma che avrebbe, e non poco, irritato una persona tanto calma, quanto abituata da anni ad essere “l'uomo solo al comando”. Soprattutto perché certe polemiche, il tetto Isee sul rimborso al 110% per le ristrutturazioni delle villette, il rinvio delle cartelle esattoriali o gli aiuti sul caro bollette, vengono sì considerate importanti, ma del tutto marginali rispetto a un quadro d'insieme. Una legge di stabilità che, dopo anni di austerity, lacrime e sangue, grazie ai denari del Recovery Plan, è fortemente espansiva. Draghi non ha mai avuto ruolo parlamentari, ma conosce le dinamiche politiche assai bene. E sa che l'atteggiamento dei partiti nei suoi confronti potrebbe mutare nei prossimi mesi. Anche in modo radicale.

L'emergenza Covid che, per colpa della variante Omicron è tornata il tema del giorno, rischia di portare a nuove limitazioni, nonostante l'alto numero di vaccinati presenti in Italia. Il premier lancia, tra le righe, un messaggio in codice ai vari leader presenti alla Camera e al Senato: “Nessuno si sogni di tirarmi per la giacchetta”. Un uomo col suo curriculum, non anziano, ma nemmeno giovanissimo, stimato in ogni angolo del continente, non è ricattabile. È al servizio del Paese, ma non è disponibile a restare al governo a ogni condizione. L'allievo prediletto di Federico Caffè è ben conscio che l'ultimo anno di legislatura, prima delle elezioni, i partiti faranno di tutto pur di mettersi in luce agli occhi dei propri elettori. E visto che gli interessi di Lega e Italia Viva, di Forza Italia e del Partito Democratico sono, naturalmente, divergenti, l'ipotesi di dodici mesi di litigi non è così remota. Un esecutivo di unità nazione, che deve affrontare la pandemia, al contrario ha bisogno di coesione. Parole semplici, ma pronunciate da un uomo che, col suo carisma, è in grado di aprire a uno scenario fino a oggi considerato molto complicato. Una frase sibillina che, in un attimo, rischia di scompaginare ipotesi e piani studiati per mesi.