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Berlusconi Presidente della Repubblica, ora è ipotesi concreta: le sue quotazioni salgono di ora in ora

Christian Campigli
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Sei mesi fa sembrava una montagna impossibile da scalare. Per l'età, i mille conflitti con la troika europea e per essere un personaggio divisivo, letteralmente odiato dalla sinistra radical chic da salotto, camino e polacchine ai piedi. Le quotazioni di Silvio Berlusconi tredicesimo Presidente della Repubblica salgono di giorno in giorno, di ora in ora. Quando iniziò a circolare quella che sembrava solo una voce per alcuni, un'autentica boutade per altri, gli esperti quirinalisti assegnavano al fondatore di Forza Italia non più di cento voti. Persino nel centrodestra vi erano malumori e mal di pancia. Le differenti visioni sulla pandemia, sulle chiusure e su alcune scelte in ambito di finanza pubblica del “Governo dei Migliori” avevano creato delle profonde crepe tra l'ex presidente del Milan, Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Questi ultimi sono stati, durante i mesi estivi, i primi ad essere corteggiati da Berlusconi. Consapevole che, senza i loro voti, la partita non sarebbe nemmeno potuta iniziare. Tre settimane fa il primo sussulto: alla vittoria mancherebbero solo cinquanta voti.

 

 

Pochi rispetto alla partenza, ma non pochissimi, in senso assoluto. La forza di Silvio, oltre alla determinazione, è stata la capacità di capire meglio di chiunque altro il momento politico attuale. Il Partito Democratico non ha, ad oggi, un suo vero candidato. È letteralmente terrorizzato che il centrodestra, pur di tornare alle urne entro la prossima estate, indirizzi i propri voti su Mario Draghi. Paura condivisa anche da Matteo Renzi, che avrebbe già comunicato ai suoi l'intenzione di virare su Berlusconi, pur di posticipare la tornata elettorale di un anno. Gli altri nomi non riscaldano nessuno. Marta Cartabia e Giuliano Amato non piacciono assolutamente ai Cinque Stelle. Che sono, nei sondaggi più benevoli al quindici per cento, ma in Parlamento rappresentano ancora il gruppo politico più numeroso. Pierferdinando Casini invece non entusiasma il Nazareno, che lo vede ancora troppo vicino a Renzi e allo stesso Berlusconi. Nel Transatlantico si vocifera che quest'ultimo sia davvero a un passo dal Quirinale: si votasse oggi, sarebbero solo quindici i voti mancanti. 

 

 

L'unico nome che, forse, potrebbe mettere in discussione la salita sul colle più alto di Roma del fondatore di Mediaset è quello di Paolo Gentiloni. Persona mite, calma, apprezzata per la sua serietà in modo trasversale. Ma che avrebbe nel nativo di Rignano il suo principale avversario. Analisi che non tengono conto di una delle variabili più importanti: i franchi tiratori. È bene ricordare che si vota a scrutinio segreto. Nelle prime tre votazioni serve il quorum qualificato dei due terzi del Parlamento in seduta comune: cioè 673 elettori su 1009. Dal quarto scrutinio è prevista la soglia della maggioranza assoluta: 505 elettori su 1009. Se il centrodestra sarà compatto nelle prime tre chiamate, si potrebbe creare un clima di paura, se non di terrore, sia tra i Dem che tra i Grillini. Una situazione che potrebbe costringere i progressisti a votare Mario Draghi. Ipotesi, scenari veri e altri presunti. E sullo sfondo un'ottantacinquenne che vuol giocare, fino al fischio finale, la sua ultima e più importante partita. Quella per la Presidenza della Repubblica.