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Morisi, si va verso l'archiviazione: non era sua la droga dello stupro. Gogna mediatica per nulla

Christian Campigli
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Una vita distrutta. Una reputazione tutta da ricostruire. Un lavoro da reinventare. Dopo aver sbattuto il mostro in prima pagina, nel silenzio assordante dei benpensanti. Pronti ad incatenarsi per il politicamente corretto, per il rispetto delle minoranze ma a girare le spalle di fronte alla lapidazione di un uomo. Si avvia all'archiviazione l'inchiesta su Luca Morisi, l'ex responsabile della comunicazione di Matteo Salvini, che ad agosto era stato indagato per uso e possesso di droga, dopo che i carabinieri, su segnalazione di due giovani romeni con i quali aveva trascorso la notte, avevano scoperto nella sua casa di Belfiore una piccola quantità di cocaina. La procura di Verona, come riportato dal Corriere della Sera, chiederà a breve l'archiviazione per “particolare tenuità del fatto”. La richiesta sarebbe già pronta. Gli inquirenti avrebbe accertato che il flacone della cosiddetta “droga dello stupro” sarebbe stato portato da uno dei due ragazzi, e non procurato da Morisi. Tesi confermata dalle chat di quella notte quando, dopo l’aggancio su un sito internet di incontri, è proprio uno dei due romeni a scrivere: "Ti portiamo G. Tu cosa usi?". Ora la decisione spetterà al giudice per indagini preliminari, ma è del tutto evidente come la tesi accusatoria si sia ridimensionata. Una vicenda, che al di là dei connotati giudiziari, ha avuto un enorme risalto a livello politico.

 

 

Morisi era la mente, il guru dei social del leader del Carroccio, l’uomo che aveva creato quella che, comunemente, veniva chiamata “La Bestia”. Una struttura comunicativa che ha contribuito alla trasformazione della Lega, da partito del Nord, secessionista, odiato dai meridionali, a moderno movimento sovranista. Alla base di questa mutazione e di un aumento esponenziale delle preferenze, l’uso spregiudicato di Facebook e Twitter, utilizzati come autentiche armi per esaltare i propri trionfi ed evidenziare, in modo talvolta eccessivo, i problemi, anche quelli giudiziari, degli avversari. Morisi ha pagato il suo successo. E chi, per anni, è stato preso di mira dai suoi post, ha visto nella sua vicenda, quella di un leghista omosessuale che usa droghe e fa sesso con giovani gigolò rumeni, l’agognata vendetta. Nel suo caso il politicamente corretto, la presunzione di innocenza sono diventati, in un attimo, concetti trascurabili.

 

 

Al contrario, poteva essere applicata la legge del taglione “occhio per occhio, dente per dente”. È passato quasi mezzo secolo da quando Marco Bellocchio e uno straordinario Gian Maria Volonté portarono sul grande schermo uno dei più riusciti film di impegno sociale degli anni Settanta: Sbatti il mostro in prima pagina. Nel frattempo il mondo è cambiato in modo pressoché totale, a livello tecnologico, culturale e sociale. Ma l’assoluta mancanza di rispetto verso la tutela della dignità delle persone, della loro vita, per una copia in più (o, nel caso di oggi, per un clic in più) non è mutata di una sola virgola. La gogna mediatica viene oggi usata, grazie ai social, in modo assolutamente bipartisan e senza nessuna vergogna dall’attuale classe politica italiana. Pronta a tutto pur di arrivare al potere. E di mantenerlo. Anche a costo di calpestare i propri avversari. E la loro dignità.