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Reddito di cittadinanza, la mega truffa da 60 milioni che conferma il fallimento della norma

Christian Campigli
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Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova. La massima resa celebre dalla regina inglese dei romanzi gialli, Agatha Christie, sembra calzare a perfezione con gli scenari che si stanno delineando intorno ad una delle norme più discusse degli ultimi anni: il reddito di cittadinanza. Questa mattina, giovedì 11 novembre, l'ennesima indagine, che dimostra come i controlli funzionino, ma al tempo stesso, evidenzia la presenza di evidenti falle strutturali. Sventata una truffa che sarebbe costata alle casse delle Stato oltre sessanta milioni di euro. I finanzieri del comando provinciale della guardia di finanza di Cremona e Novara hanno portato a termine una lunga indagine su soggetti considerati i membri di un’associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni e al conseguimento di erogazioni pubbliche.

Grazie all’erogazione di illegittimi redditi di cittadinanza, la banda era riuscita a truffare oltre venti milioni di euro. Un’inchesta, conclusasi con perquisizioni nelle province di Cremona, Lodi, Brescia, Pavia, Milano, Andria, Barletta e Agrigento. Secondo la tesi accusatoria, l'organizzazione, tramite complici in Romania, si faceva inviare nominativi e codici fiscali che poi venivano passati ai Caf compiacenti e nei quali lavoravano spesso loro connazionali. Questi ultimi istruivano le pratiche per persone che, in alcuni casi, non erano mai state in Italia. Se si rifiutavano, finivano per essere minacciati. Altri complici poi si recavano negli uffici postali per ritirare le card su cui venivano erogati i fondi. Le persone arrestate, come si legge nell'ordinanza del gip milanese Teresa De Pascale, hanno adottato una “procedura parallela caratterizzata dalla completa elusione e disattesa delle più basilari disposizioni, legalmente sancite. L’illecito business  è imprescindibilmente legato alla conoscenza di cavilli procedurali da parte degli indagati”.

Un nuovo terremoto sulla norma simbolo dei grillini. Che, ogni singolo giorno, deputati e senatori tornano a difendere con forza. “Nessuno avrà lo scalpo del reddito”, aveva tuonato la scorsa settimana il leader maximo Giuseppe Conte. Un autentico muro, eretto di fronte agli attacchi della destra, dei renziani e, almeno in parte, persino della logica e dell’evidenza. Che imporrebbe una revisione pressoché totale dell’intero architrave legislativo. Nell’idea di Beppe Grillo e soci la legge 4 del 2019 non solo avrebbe dovuto dare un sussidio (con denari pubblici) ai meno fortunati, ma soprattutto avrebbe dovuto creare loro le condizioni per trovare un vero lavoro. Un aspetto che è completamente mancato. Le strategie elettorali del Movimento 5 Stelle, che puntano buona parte del proprio futuro parlamentare sulla difesa del reddito di cittadinanza, bloccheranno inevitabilmente ogni tentativo di cambiamento. Arduo non percepire il rischio che questo immobilismo porti ad aumento del numero del truffe. E, di conseguenza, generi un effetto boomerang che moltiplicherà i partiti desiderosi di cancellare la legge simbolo dei grillini.