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Roma, Michetti avanti ora crede al miracolo: c'è da recuperare astenuti e quote di Calenda e Raggi

Pietro De Leo
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E ora c’è un miracolo da fare. Ossia agguantare il risultato a Roma, al secondo turno. Nonostante l’impatto così difficile con le ritualità della politica, con la dinamica così feroce di una campagna elettorale condotta avverso tre top player della comunicazione. Una Prima Cittadina uscente e protagonista nazionale del Movimento 5 Stelle, due ex ministri.

 

 

Tutti perfettamente a bagno nel mare della pugna verbale, pronti a bersagliare il corpo estraneo. Questo, infatti, è stato finora Enrico Michetti. L’avvocato amministrativista su cui si è abbattuta la valanga della delegittimazione, della riduzione in macchietta. Ad opera degli avversari e della stampa di sinistra. Operazione non riuscita, anche a causa dell’accompagnamento, passo dopo passo in campagna elettorale, dei partiti della coalizione. Giorgia Meloni innanzitutto, che si è intestata pienamente questa candidatura, ma anche Matteo Salvini (che ha chiuso la sua campagna elettorale a Tor Bella Monaca) e Forza Italia con Maurizio Gasparri ed Antonio Tajani.

 

 

Per il  livello di ostilità politico-mediatica ricevuta, già aver rispettato i calcoli matematici del primo turno è un risultato degno di nota. Michetti è avanti di oltre tre punti. Non è un vantaggio comodo, ma neanche di misura e la sfida è alquanto ardua. Recuperare quote di astenuti (circa la metà del corpo elettorale a Roma, come altrove) , così come grattar via i consensi da Carlo Calenda e Virginia Raggi, appoggiati da quote di elettori fortemente anti Pd. Decisione sulle proposte ed inclusione rispetto alle varie sensibilità che saranno chiamate alle urne fra neanche due settimane è il difficile punto di equilibrio da trovare. Difficile. Ma Roma è Roma