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Centrodestra, è ora che si parlino seriamente Meloni e Salvini

Francesco Storace
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Probabilmente finirà che la mozione di sfiducia contro il ministro dell’interno non ci sarà. Non solo per questione di numeri, visto che ci vuole il 10 per cento di deputati o senatori. Ma perché finirebbe per rafforzare la posizione di Luciana Lamorgese, non avendo alcuna possibilità di essere approvata. E siccome nessuno vuole credere che questo possa essere l’obiettivo di Giorgia Meloni e di Fdi, la questione sarà probabilmente confinata ai dibattiti mediatici legati della ripresa dell’attività politica. Anche perché non avrebbe alcun senso dividere Lega da Fdi e Fi in tre posizioni diverse nel bel mezzo della campagna elettorale amministrativa. Però il fatto che se ne parli fa riflettere.

 

 

Da una parte perché la Lamorgese fa male il suo mestiere e su questo ha ragione Matteo Salvini. Mentre hanno torto marcio le ministre azzurre Carfagna e Gelmini, che difendono la loro collega manco fosse sua maestà. Dall’altro, resta tutto intero il problema di un Centrodestra che non riesce a trovare la quadra unitaria dal momento in cui si è diviso tra maggioranza e opposizione. Puntare l’indice contro l’esecutivo aiuta la minoranza di Fdi nei sondaggi, non c’è dubbio, ma occorrerà prima o poi trovare un luogo in cui evitare di farsi dispetti, di mettersi reciprocamente in difficoltà. Persino tra Forza Italia e la Lega con certe interviste. Dopo gli incontri separati di Berlusconi con gli altri due leader, probabilmente l’unica via d’uscita potrebbe essere una decisione comune sulle modalità di prosecuzione dell’alleanza politica tra Salvini e la Meloni.

 

 

Quando il capogruppo della Lega Riccardo Molinari - che è politico acuto - mette nero su bianco che “Giorgia Meloni gioca la doppia partita di mettere in difficoltà il governo e più di qualche volta anche noi” segnala che il problema c’è e rischia di esplodere. Sta a due leader giovani e carichi di carisma personale sminare il terreno dalle incomprensioni tra i due partiti. Meloni e Salvini hanno il pallino in mano se giocano entrambi la stessa partita.