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Pd e Italia Viva tra dispetti e accuse, sullo sfondo l'elezione del successore di Mattarella

Christian Campigli
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Una convivenza difficile. Sin dalle prime battute. Trasformatasi negli anni, soprattutto dopo il fallimento del referendum costituzionale del 2016 e il crollo del governo Renzi, in un rapporto pieno di rancori reciproci e sgambetti quotidiani. Fino alla separazione. Distanze siderali, di idee, programmi e possibili alleati, che ha portato Italia Viva e Partito Democratico ad un sentimento ogni giorno più vicino all'odio. Nell'ultima settimana la guerra, nemmeno troppo nascosta, tra i due movimenti, ha raggiunto vette altissime. Complici alcune scelte del movimento guidato da Enrico Letta che hanno scatenato i fan del nativo di Rignano. Tre, in particolare, gli scenari che hanno innescato uno scontro a colpi di post e di tweet. Il primo riguarda la decisione del segretario dem di presentarsi alle elezioni suppletive per la Camera senza il simbolo del partito. Del quale è, o dovrebbe essere, il leader assoluto. “Ricordo le grandi battaglie del Pd, da dove provengo, contro l’uomo solo al comando: Salvini, Berlusconi e altri. E ricordo le battaglie interne al partito contro Renzi che non utilizzava il simbolo del Partito Democratico alla Leopolda: hanno scordato già tutto?”. Parole al vetriolo, quelle pronunciate dal consigliere regionale toscano, Stefano Scaramelli. Dal Nazareno minimizzano, sottolineando come sia stata privilegiata la coalizione che appoggerà Letta. E non un singolo partito. I simpatizzanti di Renzi e Boschi si sono scatenati anche sulle candidature alle amministrative di Bologna. L'esclusione dell'assessore alla sicurezza Alberto Aitini e di Virginia Gieri, assessore alla casa, ha sollevato un autentico polverone. Si tratta di due esponenti che avevano appoggiato alle primarie la perdente (e assai vicina all'universo renziano) Isabella Conti.

 

 

Un'esclusione caldeggiata dagli alleati pentastellati, pronti ad indicare un proprio candidato sindaco se la Conti avesse trionfato alle primarie, bollata come “un'epurazione” dallo stesso Aitini e fortemente osteggiata dalla corrente dem di Base Riformista. In rete non si contano i commenti degli elettori di Italia Viva. In molti sostengono che il Pd abbia “nostalgia delle purghe di staliniana memoria”. Nuovo giro, nuova corsa. Basta spostarsi di appena cento chilometri, per ritrovarsi nuovamente nel mezzo ad uno scontro che potrebbe lasciare strascichi anche a Palazzo del Pegaso, sede della Regione Toscana.

 

 

A Sesto Fiorentino si candida come primo cittadino il deputato di Italia Viva, Gabriele Toccafondi. Alla base di questa discesa in campo la scelta del Pd di appoggiare l'attuale sindaco, Lorenzo Falchi, da sempre contrario all'ampliamento della pista di atterraggio dell'aeroporto di Firenze. “Col nuovo scalo di Peretola libereremo finalmente i cieli del nostro comune e ci saranno le condizioni per creare posti di lavoro e nuove opportunità. Purtroppo il nostro principale alleato è stato folgorato da Lorenzo Falchi, una sorta di Conte della Piana, e ha deciso di buttare al macero l’alleanza riformista che ha portato all’elezione di Eugenio Giani, gli appelli all’unità riformista del segretario Letta (valgono solo per il collegio di Siena?) e soprattutto i cinque anni di opposizione in consiglio comunale. È evidente a tutti che si tratta di un matrimonio di interesse che porta in dote una sola cosa: poltrone”. Accuse, sgambetti e un mal di pancia, in un crescendo rossiniano che certo incideranno in modo significativo nella prossima elezione del Presidente della Repubblica.