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Enrico Letta candidato a Siena, la resa dei conti storica del Pd con la terra della sua tradizione

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Pietro De Leo
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Non è una passeggiata, ma la resa dei conti storica del Pd con la terra della sua tradizione, e il sistema di potere che ne ha segnato l’anima, in una sorta di cittadella ideale ove troneggia Rocca Salimbeni. Ecco, la fotografia della corsa di Enrico Letta all’uninominale di Siena. Una sfida che poggia su un blocco di partenza già eroso, dato che il Comune è in mano al centrodestra da tre anni, dal 2018.

 

 

E attorno a cui si snoda il momento decisivo per il futuro del banca Monte dei Paschi. Con un cerchio chiuso del destino: si vota per il seggio  dove sedeva Pier Carlo Padoan, che poi lo ha lasciato per la presidenza di Unicredit, istituto che oggi vuole acquisire la Mps. Ultima nota: Padoan molto si adoperò per il salvataggio pubblico dell’istituto senese. Insomma, una nemesi o forse un conto presentato dalla Storia e che oggi rischia di pagare Enrico Letta. Attorno al futuro della banca e al mantenimento dei livelli occupazionali il centrosinistra gioca una partita importante nella dimensione territoriale, che si è alzata di livello quando il leader Pd ha deciso di scendere in campo, intrecciando il futuro della sua segreteria all’esito della contesa nel collegio.

 

 

Le conseguenze della cessione della banca potrebbero aprire a dinamiche inedite, per quanto allo stato attuale delle cose difficilmente immaginabili. Per questo motivo, la linea di buttare la palla in là e prorogare la data di cessione della quota di capitale pubblico allontanerebbe il dossier dalla tormenta elettorale. Ma l’appuntamento dell’ennesima, e stavolta significativa, fase di autocoscienza del Pd con il proprio retaggio territoriale di potere sarebbe soltanto rimandato.