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Riforma processo penale, anche Cartabia bombardata da alcune toghe

Pietro De Leo
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Oramai è un fatto collaudato che ad ogni tentativo di cambiare il sistema giudiziario una parte della magistratura cannoneggi lo schema di riforma. Sta accadendo anche con il progetto avanzato dalla Guardasigilli Marta Cartabia per velocizzare il processo penale e approvato in Consiglio dei Ministri. I subemendamenti presentati alla Camera hanno superato le 1300 unità, con la maggior quota inoltrata dal Movimento 5 Stelle. Il nodo, oltreché politico, riguarda però anche il bilanciamento dei poteri, considerando l’offensiva mediatica portata avanti da alcune toghe.

 

 

Ieri, il Procuratore Antimafia Gratteri ha parlato in audizione alla  Commissione Giustizia di Montecitorio, dipingendo uno scenario apocalittico, paventando “la diminuzione del livello di sicurezza per la nazione, visto che certamente conviene ancor più delinquere”. Parole durissime, che hanno fornito un assist ai deputati del Movimento per cannoneggiare la riforma. Anche il Procuratore Antimafia Federico Cafiero De Raho si è pronunciato con toni molto duri, evidenziando che, con la normativa in cantiere, “il contrasto alle mafie ne uscirebbe fortemente indebolito”. Stamane il Ministro Cartabia ha replicato nel corso del question time: “la riforma non è solo quella della prescrizione, ma dell’intero processo penale  e si inserisce in un quadro di investimenti importanti sulle risorse umane”. Poi è andata al punto della questione: “spesso in questi giorni si è detto che i processi di mafia e terrorismo andranno in fumo. Non è così –ha spiegato- Nei procedimenti per mafia e terrorismo le contestazioni, anche per l’applicazione di circostanze aggravanti, spesso riguardano reati, per i quali la legge prevede la pena dell’ergastolo. E quindi non è prevista alcuna prescrizione. E nella proposta di riforma si esclude ogni tipo di improcedibilità”.

 

 

 

 

Il fatto che un governo, nel nostro Paese, nello svolgimento della sua legittima attività legislativa si ritrovi come contraltare la magistratura non è un fatto nuovo, ma sistematico dalla seconda Repubblica in poi, da quando l’indignazione popolare innescata da una conferenza stampa del Pool Mani Pulite segnò lo stop dei decreti Biondi che intervenivano sulla carcerazione preventiva. Si tratta, evidentemente, di una delle sembianze in cui si esprime il mancato equilibrio dei poteri. Quanto tutto questo abbia creato, negli anni, sensibilità diffusa lo conferma anche l’afflusso ai banchetti delle firme per il referendum Lega- Radicali, i cui contenuti, se diventassero legge, segnerebbero una vera svolta sulla giustizia. Prospettiva confermata dal carattere trasversale delle adesioni, tra cui quella, alquanto in evidenza, di Matteo Renzi.  All’inizio di questa settimana è stata superata quota 300 mila, e Matteo Salvini ha preventivato per agosto il raggiungimento di mezzo milione di adesioni.