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Ddl Zan: l'intransigenza di Pd, M5S e Leu può affossare il testo. Maggioranza alla prova del voto sugli emendamenti

Pietro De Leo
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Ad affrontare le cose con l’arroccamento può capitare che poi il fortino (ideologico) crolli e travolga chi l’ha costruito. Metafora ritagliata perfettamente sul Ddl Zan. L’aggancio Pd-Movimento 5 Stelle-Leu ha rifiutato qualsiasi tipo di confronto sui punti più complicati (le parti riguardanti identità di genere, giornata nazionale contro l’omofobia e libertà di espressione con la norma pseudo “salva idee”) e il risultato è che la maggioranza parlamentare sul provvedimento traballa in Senato.

 

Non è bastato al Pd avere anche qualche distinguo interno alla vigilia, come il Senatore Mino Taricco che in un lungo post su facebook aveva espresso le sue perplessità. Enrico Letta ha scelto di respingere qualsiasi compromesso, a rischio di terremotare la propria segreteria con l’eventuale affossamento di una proposta di legge da lui indicata più volte come fondamentale. I numeri, però, ora, paiono non supportare la scelta della roulette russa. La richiesta di sospensiva della discussione, avanzata martedì da Lega e Forza Italia, è stata respinta con un solo voto di scarto, e fondamentale è stata la scelta del Senatore Lello Ciampolillo, ex cinque stelle, salito agli onori delle cronache all’inizio dell’anno per aver salvato il governo Conte 2 con una fiducia al fotofinish.

 

La partita vera inizia quando si passerà ai voti sugli emendamenti, la cui presentazione scade martedì prossimo a mezzogiorno. Da lì, inizierà quello che nelle premesse appare come un vero e proprio Vietnam parlamentare da cui la proposta di legge, con il voto segreto, rischia di finire impallinata. A quel punto, il centrosinistra dovrà esser capace di addossare al centrodestra e a Renzi la responsabilità di non aver voluto alcuna legge che sancisca una maggior tutela per gli LGBT. Ma l’ostinazione ideologica dimostrata in queste settimane, la logica da “pacchetto completo” (indigesto, peraltro, anche a mondi non certo di centrodestra come le femministe) rendono ben chiare già da ora le responsabilità.