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Referendum giustizia, 200mila adesioni. E Renzi sta pensando di firmare

Christian Campigli
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Duecentomila firme in due settimane. È un dato clamoroso e, per certi versi inaspettato, quello reso noto dai vertici della Lega sui sei referendum sulla giustizia, promossi dal Carroccio e dai Radicali. È vero che Matteo Salvini sta girando, in lungo e in largo, l'Italia. Passando da Potenza a Grosseto, da Maratea a Torino. Ma nessuno, nemmeno in via Bellerio, si sarebbe aspettato questi numeri. La popolarità del “Capitano” sembra tornata quella dei tempi migliori, prima del Papete e della crisi di governo che non portò alle elezioni (come auspicato), ma alla formazione del Conte bis, con l'appoggio del Partito Democratico.

 

 

I temi proposti dai quesiti referendari però sono molto specifici, entrano nel dettaglio di un tema, quello della giustizia, che tocca da vicino ogni cittadino. Ma che è realmente conosciuto da una percentuale assai bassa di italiani. Responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, limitazione alla custodia cautelare, abrogazione della legge Severino, abolizione dell’obbligo della raccolta firme per i magistrati che vogliano candidarsi al Consiglio superiore della Magistratura e diritto di voto per i membri non togati nei consigli giudiziari. Regole fondamentali per rendere i processi più veloci, evitare sentenze bislacche, oppure solo un modo per mettere un bavaglio alla magistratura? L'iniziativa dell'inedito duo Lega-Radicali ha finora raccolto adesioni di peso. Prima tra tutte quella di Luca Palamara, finito al centro di un autentico terremoto sul rapporto tra magistratura, potere e correnti che governerebbero procure e tribunali. Senza dimenticare Rita Dalla Chiesa, Massimo Garavaglia, Erika Stefani, Giancarlo Giorgetti, Attilio Fontana, Augusto Minzolini, Nicola Porro, Alessandro Sallusti, Francesco Storace, Maurizio Belpietro, Paolo Del Debbio, Mario Giordano, David Parenzo e Gaia Tortora.

 

 

Ancora non ha firmato ma ci sta pensando Matteo Renzi. “I referendum aiutano? Forse sì, ci sto riflettendo e nei prossimi giorni deciderò. Dal 1992 l'Italia è oggetto di uno scontro tra politica e magistratura. La mia idea è che questa guerra dei trent'anni deve finire; i politici fanno le leggi senza invasione di campo dei magistrati, e i magistrati fanno i processi senza invasione di campo dei politici. Ci sono due cantieri aperti, quello del ministro Cartabia e quello dei referendum che sono stati pensati non dalla Lega, ma dai Radicali, storici promulgatori di battaglie”. Un'apertura che ha creato non pochi malumori a sinistra, dove quest'avvicinamento tra i due Matteo non piace affatto. Un asse che viene visto da molti come una possibile anticipazione di ciò che potrebbe avvenire a febbraio, per le elezioni del presidente della Repubblica. Una partita di fondamentale importanza, non solo per il ruolo chiave esercitato dal Quirinale, ma perché potrebbe ridisegnare l'assetto della politica italiana per i prossimi venti anni.