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M5S, il ritorno di Grillo al grillismo fuori tempo massimo

Pietro De Leo
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Grillo torna al grillismo, ma fuori tempo massimo. Con l’ennesima giravolta, colpo d’ala o lanciafiamme, licenzia Conte dall’opera di ristrutturazione del Movimento 5 Stelle, progetto per cui lui stesso lo aveva invocato e voluto. E riconsegna la creatura all’antica vocazione, quella della democrazia diretta, della piattaforma Rousseau (con a quanto pare una pace-lampo sancita con Davide Casaleggio) cui è stata affidata l’elezione di un direttivo che si dovrà occupare di ri-fondare il tutto.

 

 

 

Da una politica che si generi “dal basso” ad una orientata sul palazzo e ritorno, insomma, in un andirivieni che necessariamente si rivela distruttivo per una creatura politica in crisi di vocazione e di identità. Sembra quasi fanciullesco il modo attraverso il quale Beppe Grillo stigmatizza il tentativo messo in campo da Conte di leaderizzare, ovviamente sulla propria persona, il Movimento. Forse non era già sufficiente, l’impostazione politico-mediatica che il Prof aveva esercitato durante i mesi dell’esplosione della pandemia? Una comunicazione quasi monarchica, stessa cosa per le scelte politiche adottate, incentrate sui Dpcm.

 

 

 

Un profilo rivendicato, peraltro, anche nel momento in cui lasciò Palazzo Chigi, con il famoso discorso del banchetto in Piazza Colonna, Montecitorio che si intravvedeva sullo sfondo, attraverso il quale Conte si candidata alla guida del Movimento. Non bastava tutto questo per capire che piega avrebbe preso il tentativo di Conte? Di fatto, è stato lo scontro tra un padre-padrone e un aspirante tale. Per ora, quello che ha costruito la casa e messo i figli sul pavimento ha fatto la voce più grossa, ma non è detto che alla fine vincerà.

E’ stato Grillo ad imprimere velocità alla mutazione del Movimento in direzione del "governismo purché sia", prima con la Lega poi con il Pd e ora con Draghi e dunque Berlusconi. Anche a costo di perdere Alessandro Di Battista e altri dell’area ritenuta più “ribellista”.  E’ stato Grillo ad attrarre Conte nel campo magnetico del Movimento in maniera sempre più forte nei mesi in cui governava con i leghisti. Cambiare strada ancora, specie quando per via delle note vicende processuali che riguardano il figlio si è anche fonte di imbarazzo per un Movimento che ha sempre fatto del giustizialismo la sua bandiera, non sarà facile.