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Elezioni, le pene del centrodestra a Milano e Napoli per il candidato sindaco

Tra gli ospiti il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi

Pietro De Leo
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Dai problemi riscontrati nel trovare una sintesi politica allo psicodramma è un attimo. E questo si delinea nel centrodestra in vista delle elezioni amministrative nelle principali città, con un puzzle faticoso e tormentato.

 

 

 

La quadra su Roma, dove correranno in ticket Enrico Michetti e Simonetta Matone, è stata l’esito di un romanzo a puntate che ha visto un nome qualificato (quello di Guido Bertolaso) tenuto per mesi sul tavolo, prima che il diretto interessato si sfilasse stanco del balletto. Ma se nella Capitale la macchina è partita e gira a tutta energia, è a Milano che la telenovela continua. Qui, si è verificata una dinamica-fotocopia rispetto a quella di Roma, dove il “no grazie” a seguito di un’interlocuzione faticosa tra partiti è stato pronunciato da Gabriele Albertini, già primo cittadino a cavallo tra gli anni ’90 e i 2000.

E nel frattempo un altro passo indietro è stato compiuto da Oscar di Montigny, genero di Ennio Doris. E poi c’è il contro-veto di Albertini, che comunque si è messo a disposizione del progetto di centrodestra a patto che la scelta del candidato sindaco non ricada su una persona in particolare, presumibilmente Maurizio Lupi.

 

 

Le pene, però, non finiscono qui, ma scendono anche a Napoli, dove addirittura non è detto la coalizione corra unita, ma da un lato Lega e Forza Italia potrebbero sostenere l’ex pm Catello Maresca mentre Fratelli d’Italia sarebbe più propensa, anche in solitaria, sull’avvocato Sergio Rastrelli. Il puzzle così difficile da comporre segna un campanello d’allarme interno alla coalizione, che al momento rappresenta la maggioranza dell’elettorato, almeno secondo il gradimento dei sondaggi. Ossia la difficoltà dell’individuare una classe dirigente, di far emergere figure autorevoli al proprio interno (la “società civile” è un mantra, anche suggestivo, ma non un dogma) oppure a coinvolgerne di esterne. Gli effetti di tutto questo appaiono ancor più rovinosi considerando la situazione particolarmente favorevole che potrebbe crearsi nel 2023: un centrodestra che, se la coalizione reggesse, conquisterebbe il governo del Paese avendo anche la maggioranza dei presidenti di regione d’area. Mancare il livello di governo delle principali città a causa di un eccessivo tasso di litigiosità sarebbe un errore imperdonabile.