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Primarie centrosinistra, non trionfo democratico ma sufficienza appena raggiunta

Pietro De Leo
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E così le primarie del centrosinistra a Roma sfumano in dissolvenza tra le polemiche, con Ignazio Marino, resuscitato all’attivismo politico, che punta il dito contro presunte irregolarità. E poi c’è il riaffiorare dei sospetti sulle file di stranieri, in un canovaccio non inedito. Comunque i numeri  diffusi dal coordinamento della consultazione parlano di oltre 48mila votanti e Roberto Gualtieri è il candidato sindaco.

 

 

Sicuramente il pericolo di un flop è stato sventato, scacciando via l’incubo delle primarie di Torino, dove i partecipanti sono stati poco più di 11mila. L’appuntamento di domenica supera anche quello omologo del 2016, dove i votanti furono poco meno di 44 mila e ne uscì vincitore Roberto Giachetti. Se, quindi, non corrisponderebbe al vero flagellare l’esito della consultazione, altrettanto azzardati appaiono i peana e le esultanze ascoltate nelle scorse ore dal quartier generale del Pd. Non di trionfo democratico si tratta, ma di una sufficienza appena raggiunta. E’ impossibile paragonare queste primarie con quelle del 2013, da dove uscì l’investitura di Ignazio Marino, che vide accorrere ai Gazebo oltre 100 mila persone. Ma se il raffronto lo si applica al 2016 è opportuno tenere in conto di qualche elemento. Allora il Pd proveniva dalla caduta rovinosa della giunta guidata proprio dal chirurgo prestato alla politica, con i consiglieri comunali in processione dal notaio per certificare le proprie dimissioni; la guerra tra correnti attraversava un partito, peraltro coinvolto anch’esso nella bufera dell’inchiesta Mondo di Mezzo.

 

 

 

Sull’immagine dei dem pesava, e non poco, la famosa relazione di Fabrizio Barca, che dipinse i circoli cittadini come terreno di coltura del peggior clientelismo e degli interessi stagionali. Una situazione, quindi, a dir poco catastrofica. Quest’anno, lo scenario è del tutto diverso: il Pd viene da 5 anni d’opposizione; c’è un nuovo segretario che ha tentato di restituire un contorno identitario al proprio messaggio. Va tenuto certamente in conto che si esce dal Covid e che la domenica delle consultazioni chiamava i romani al mare, e però era stato anche introdotto il voto online. Insomma, una prova non disastrosa, ma neanche superlativa in uno scenario più favorevole rispetto a prima. Specie se si considera il “coefficiente di agonismo”, andato via via abbassandosi nel corso degli anni. Marino si confrontò con nomi come David Sassoli e Paolo Gentiloni. Giachetti tra i competitor ebbe Roberto Morassut, figura non secondaria nella sinistra romana. Gualtieri, invece, si è trovato ai blocchi di partenza con concorrenti rispettabilissimi, ma non certo di rilievo politico. E anche questo è un dato da non trascurare.