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Si torna alla mobilitazione politica, esami importanti per Salvini e Letta

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Pietro De Leo
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Il fine settimana in arrivo è rilevante sul piano politico, perché segna il ritorno alla mobilitazione, dopo i mesi di restrizioni per Covid. Non è un fatto secondario, ma il contatto con il territorio, con militanti e dirigenti è un pilastro per il pieno esercizio della democrazia, che non può né deve essere confinato alla semi-virtualità di uno schermo. La partecipazione piena, la condivisione di momenti, infatti, sono l’espressione di una dimensione sociale su cui il confronto pubblico non deve mai perdere lo sguardo. Bene dunque che, al di là delle posizioni di ognuno, Roma si veda teatro da un lato della manifestazione della Lega sabato e dall’altro delle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco domenica.

 

 

Due appuntamenti che, nei rispettivi campi, non sono soltanto di forma. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha necessità di recuperare il contorno di una leadership condotta su un rapporto tangibile con il suo elettorato, il popolo dei militanti, dei dirigenti o dei semplici ammiratori, nel campo largo di un profilo molto pop che vede i capi partito di oggi anche personaggi nazionalpopolari. Un messaggio, il suo, che per essere strutturato non può prescindere dalla folla, per quanto l’iniziativa di domani non sarà in alcun modo antitetica al governo Draghi. Non per niente, l’evento di Bocca della Verità sarà il calcio di inizio di una fase di mobilitazione che durerà tutta l’estate, anche con la promozione dei referendum radicali sulla giustizia cui la Lega ha dato sostegno. Sul versante opposto (per cultura politica, anche se entrambi ora si trovano a sostenere il governo Draghi) c’è il Pd. Le primarie di Roma sono il primo, vero esame dei numeri per la segreteria di Enrico Letta.

 

 

Le premesse non sono delle migliori, considerando che la stessa consultazione a Torino ha visto una partecipazione molto scarsa, attorno alle 10 mila persone. Sulla Capitale, il trend vede una discesa notevole, considerando che dallo sfondamento di quota 100mila con Marino nel 2013 si passò ai 45 mila per Giachetti nel 2016, segno di un partito che a Roma ha perso, negli anni, il contatto con la sensibilità popolare. Vedremo se il voto elettronico, attraverso Spid, compenserà la criticità di una processione ai gazebo che, visto il contesto (la ripresa dal Covid) apparirebbe quanto mai problematica. In ogni caso, se Enrico Letta ha puntato tutto sulla capillarità del Pd, sulla logica di un impegno calato nelle “sezioni”, questa è un’occasione per dimostrarne l’andamento.