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Federazione di centrodestra, opportunità e rischi: l'esperienza del defunto Pdl dà lezioni

Pietro De Leo
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Una federazione tra partiti del centrodestra di governo. Una suggestione che torna e si fa largo nel dibattitto, con il suo carico di opportunità e rischi. L’obiettivo è senz’altro ambizioso e semplificherebbe il quadro politico per quanto, in ogni caso, rimarrebbe svincolato dal progetto Fratelli d’Italia, che non può parteciparvi per ragioni di opportunità politica essendo all’opposizione.

 

 

Ogni percorso di evoluzione politica, però, è sempre accidentato e pieno di pericoli. Per quanto già appare problematica, la sinergia parlamentare, creando gruppi unici (dove c’è chi, per forza di cose, si troverà a rinunciare al suo incarico interno e dunque masticherebbe amaro) è soltanto il passaggio più semplice di una sfida molto complessa. Il tema, infatti, è come declinare a livello politico, specie sul territorio, questo progetto che vedrebbe una sfida epocale: la futuribilità, in un contenitore più ampio, di una Forza Italia che dopo 27 anni appare ancora indissolubilmente legata al destino umano di Silvio Berlusconi. Futuribilità significa sopravvivenza anche di una propria proposta politica, liberale, anti tasse e anti gigantismo statale, di fronte alla preponderanza leghista. Il tema della riconoscibilità della proposta si pone non solo per gli azzurri, ma anche per un’altra realtà di centro come “Coraggio Italia”, guidata da Luigi Brugnaro e Giovanni Toti, che essendo nata da poco ha già declinato l’adesione al nuovo progetto.

 

 

Il pericolo di diluirsi, infatti, ne metterebbe a repentaglio la stessa sopravvivenza. Ma l’esito di una mera annessione sarebbe limitante per l’intero progetto, che attraverso la formula della federazione può attrarre un gran numero di realtà culturali, civiche, esempi virtuosi a livello locale. Un po’ come accade al Partito Repubblicano negli Stati Uniti, che infatti sui territori del Paese accoglie molti movimenti affiliati. Uno dei grandi limiti del centrodestra, infatti, è proprio questo: l’inclusività. La difficoltà di attirare capitale umano, di saper coinvolgere e valorizzare, se non al costo di siglare un’adesione pressoché acritica al leader o l’appartenenza ad una corrente. E lo dimostra la difficoltà riscontrata nell’individuare candidati sindaci competitivi e di prestigio per le principali città nelle quali si andrà al voto in autunno. La federazione potrebbe contribuire a superare questo gap, a patto che sia ben strutturata e non si risolva in una frettolosa operazione a freddo. Anche se non si trattasse di un partito unico, l’esperienza del defunto Pdl, che in pochissimi rimpiangono, è lì a dare lezioni.