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Viareggio, raccolta firme contro il taglio degli alberi

Christian Campigli
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Uno dei simboli delle ruggenti estati degli anni '60. Della Viareggio considerata la perla del Mediterraneo, meta ambita dei turisti italiani e da quelli stranieri. La pineta, insieme alla passeggiata commerciale, rappresenta da sempre il tratto distintivo della capitale della Versilia. Amata sia dagli anziani, che in mezzo a quei giganteschi alberi trovano refrigerio, magari giocando a bocce con i propri coetanei, sia dai bambini, che possono sfrecciare nelle stradine interne alla boscaglia con le proprie biciclette. Un'icona che rischia di scomparire per colpa della pessima gestione della manutenzione idrica del territorio, una volta paludoso e che, ancora oggi, ha bisogno di controlli ben scadenzati nel tempo. Senza i quali il fondo melmoso non consente agli alberi di crescere in sicurezza.

La sparata dell'assessore comunale Federico Pierucci ha sollevato un vespaio di polemiche. Che inizialmente ha diviso solo i viareggini, ma che, nell'arco di poche ore, è giunto fino a Firenze e persino nelle fredde stanze della Regione. “Pianteremo altre tipologie di essenze. I pini non sono né autoctoni, né adatti a un contesto densamente urbanizzato”. Apriti cielo. In poche ore è scattata la raccolta firme lanciata sul sito “change.org”. Una petizione popolare che ha già superato le ottocento adesioni e che è rivolta al ministro dell'ambiente, Roberto Cingolani, al sindaco Giorgio Del Ghingaro e al governatore della Toscana, Eugenio Giani. “Alberi di grande dimensioni vengono tagliati in fretta e furia. Pratiche di capitozzature estreme vengono eseguite da personale inesperto, con la scusa della  pericolosità delle piante. Queste ultime, al contrario, si ammalano e perdono stabilità proprio a causa di questi tagli scellerati”.

In città la paura è che i nuovi alberi siamo ripiantati in numero inferiore a quelli attuali e che snaturino la pineta e la sua magia. Si accusa apertamente l'amministrazione comunale di non aver convogliato le necessarie risorse economiche per preservare il patrimonio arboreo e di non aver nemmeno stilato un piano dedicato alla tutela del verde pubblico. Agli ambientalisti, che accusano sindaco e assessore di voler nascondere la polvere sotto il tappeto, si sono uniti numerosi operatori turistici. Perché, oltre alla difesa di quel secolare simbolo, c'è l'evidente timore che, questa decisione, possa assestare un'ulteriore spallata alla già traballante economia balneare viareggina. Che, da almeno dieci anni, fa registrare un evidente calo delle presenze estive. Colpa di un mare che non è più limpido e trasparente e di prezzi che, al contrario, sono rimasti alti. E se la vicina Forte dei Marmi ha scelto di specializzarsi nel turismo vip, formato da industriali milanesi e da magnati russi, Viareggio ha voluto continuare ad accogliere le famiglie, i nonni e i nipoti. Ora questa decisione che rischia di tranciare, di netto, non solo gli alberi ma anche un simbolo della Viareggio che fu. E che rischia di non tornare mai più ai fasti delle reggenti estati degli anni '60.