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Caso Rossi, commissione a Forza Italia. Fdi attacca: “Così è inutile”

Pietro De Leo
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Dopo due rinvii, la Commissione di inchiesta sulla morte di David Rossi finalmente vede la luce, ma con un’architettura politica che suscita nuove polemiche. Riassunto delle puntate precedenti: dopo che l’istituzione dell’organismo è stata approvata all’unanimità, per prassi e per logica ci si sarebbe attesi che la presidenza fosse andata a chi aveva avanzato la proposta, ossia il deputato di Fratelli d’Italia Walter Rizzetto. Solo che nei rumors del Palazzo si delineava medesima pretesa anche da parte del Pd. Rivendicazione assai curiosa, per un oggettivo ordine di ragioni. La morte di David Rossi, infatti, archiviata dalle indagini come suicidio ma su cui ancora si allargano evidenti coni d’ombra, si aggancia all’epica della malgestione della Monte dei Paschi di Siena, di cui era capo della comunicazione, e in quel “groviglio virtuoso” tra istituto bancario e potere politico dove il Pd, nelle sue varie sembianze precedenti, è stato attore non secondario.

Dopo una evidente impasse, oggi è arrivata l’elezione del Presidente. Che non è del Pd, ma non è nemmeno Rizzetto. Si tratta del deputato di Forza Italia Pierantonio Zanettin, un’evidente soluzione di accordo tra maggioranza, che ha scatenato le proteste di Fratelli d’Italia. Così, Rizzetto, ha tuonato: “Dopo settimane di magheggi del Pd per assicurarsi la presidenza della commissione di inchiesta sulla morte di David Rossi, solo dopo le critiche ricevute per l'evidente 'inopportunità', ecco che il partito di Enrico Letta preferisce convergere addirittura su Forza Italia per la guida della Commissione, in accordo con Lega ed M5S. Nella trattativa il Pd riesce comunque ad ottenere, insieme al M5S, il ruolo da vice presidente. Ignobile il comportamento anche del M5S che fa patti per votare i forzisti e i dem, dopo che per anni ha associato il Pd agli scandali del Monte dei Paschi”. E poi annuncia: “Entro le prossime ore valuteremo la mia permanenza nella stessa Commissione”.

A sostegno esce anche la deputata, collega di gruppo Ylenja Lucaselli: “La maggioranza preferisce il compromesso al rispetto della prassi e del buonsenso, penalizzando l’approccio propositivo di Fratelli d’Italia”. Il tema è quindi politico, e riguarda i rapporti tra maggioranza e l’unico partito d’opposizione anche relativamente ad altre commissioni di inchiesta. Così, il capogruppo del movimento guidato da Giorgia Meloni, Francesco Lollobrigida, osserva: “Si sono insediate oggi le commissioni di inchiesta e la maggioranza ha occupato tutti i ruoli-guida, spartendoseli senza alcun rispetto della delicatezza dei temi. Oltretutto sembra ragionevole pensare che il tentativo di marginalizzare l'opposizione, tenendola fuori dagli uffici di presidenza” degli organismi. “Sia un tentativo di rallentare, se non inficiare, la necessità di portare alla luce la verità e rendere giustizia alle vittime”. Sulla stessa linea anche il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli: “Non consentire il nostro accesso neppure alle vicepresidenze delle Commissioni istituite su nostre proposte di legge è uno sgarbo gravissimo che qualifica il tasso di sensibilità istituzionale della maggioranza. Siamo all'assalto alla diligenza”.